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LICEO SCIENTIFICO STATALE “A. VALLONE” DI GALATINA PRESENTA

LICEO SCIENTIFICO STATALE “A. VALLONE” DI GALATINA PRESENTA CONCORSO SCIENTIFICO NAZIONALE “TORRICELLI –WEB” TEMA ANNO 2012/2013. DA GRANDE VOGLIO FARE L’HUNZA.

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LICEO SCIENTIFICO STATALE “A. VALLONE” DI GALATINA PRESENTA

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Presentation Transcript


  1. LICEO SCIENTIFICO STATALE “A. VALLONE” DI GALATINA PRESENTA CONCORSO SCIENTIFICO NAZIONALE “TORRICELLI –WEB” TEMA ANNO 2012/2013

  2. DA GRANDE VOGLIO FARE L’HUNZA

  3. Nel XXI secolo un diffuso luogo comune propone un'immagine del progresso scientifico associata al benessere e alla longevità. Molti ignorano che l'apparente risoluzione di un problema spesso ne comporta di altri, creando così un effetto a catena, in cui i problemi che la scienza oggi si propone di risolvere non sono che conseguenze di una scoperta precedente e sicuramente porteranno a loro volta ad altri ostacoli che la ricerca proverà a superare. Oggi sono innumerevoli gli studi in corso, le tecniche che, modificando il DNA, manipolando il genoma, mirano ad un essere perfetto e immortale. Ma fino a che punto si potrà arrivare? Fino a che punto la scienza riuscirà a vincere le sue battaglie? Arriverà forse un momento in cui si capirà che la vera chiave non è l'accanimento tecnologico ma la semplicità? L'uomo primitivo che, agli occhi di una popolazione al passo con i tempi, appare fortemente disagiato, è il modello giusto da analizzare: non conosceva il cancro, le malattie del benessere, i disturbi alimentari; e la fonte a cui possiamo attingere per ritornare al passato originario è immergerci nella storia di un popolo contemporaneo, gli Hunza.

  4. Questa popolazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative: il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza medica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.

  5. MA QUALI SONO I LORO SEGRETI?

  6. DIGIUNO DIETA ACQUA CONCLUSIONI STILE DI VITA

  7. DIGIUNO

  8. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno, così in primavera, quando le risorse invernali sono terminate, adottano quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. Fino a marzo infatti, prima che maturi l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo le tradizionali teorie nutrizionistiche porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.

  9. Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. Iviolenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori.

  10. Studi scientifici dimostrano che periodi brevi e ciclici di digiuno proteggonoil cervello da malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Gli studiosi ipotizzano anche che la restrizione calorica riduca lo stress al quale sono sottoposte le cellule cerebrali, favorendone la crescita emigliorando le connessioni sinaptiche. Ladigiuno-terapia avrebbe inoltre effetti positivi a livello cardiovascolare, riducendo del 58% il rischio di patologie cardiache e del 50% lo sviluppo di diabete.

  11. Una nuova ricerca dell'Intermountain Medical Center Heart Institute, negli USA, ha coinvolto 230 persone le quali sono state sottoposte ad un digiuno di 24 ore durante il quale era concessa solo l’assunzione di acqua. Al termine delle 24ore i test clinici sui partecipanti alla ricerca avevano evidenziato che la condizione di digiuno aveva indotto nell’organismo la riduzione del 14% del colesterolo LDL ovvero cattivo, che era stato utilizzato come fonte energetica al posto del glucosio. Durante il digiuno i soggetti, inoltre, producevano una maggiore quantità dell’ormone della crescita (Gh), capace di svolgere un’azione di protezione sui muscoli e sul bilancio metabolico.

  12. Il digiuno terapeutico non è una pratica moderna: già Platone, Socrate e Plutarco lo praticavano perché ritenevano che migliorasse le loro prestazioni psico-fisiche; gli arabi e gli egiziani lo consigliavano come cura per le malattie. • Se si vuole ridurre il rischio di patologie, digiunare una volta al mese lo si può considerare come un momento di "disintossicazione", ma è anche indispensabile badare a cosa mangiamo ogni giorno:questa è la condizione base per il mantenimento di un buono stato di salute e per vivere a lungo.

  13. Peccato che, sebbene per gli occidentali il digiuno non sia una realtà sconosciuta, essi lo adottino con fini differenti. • La restrizione alimentare, dunque, può essere di due tipi: • restrizione calorica: la persona riduce l’apporto calorico complessivo per controllare il proprio peso; • restrizione cognitiva: la persona esclude alcuni cibi ritenuti ingrassanti (dolci, pasta, pane, grassi ecc..); spesso la persona con DCA (disturbi del comportamento alimentare) si autoimpone divieti rigidi non giustificati da un punto di vista nutrizionale.

  14. Dunque, se per gli Occidentali il digiuno può rappresentare una tendenza di massa, una moda seguita per perdere peso in maniera considerevole, gli Hunza non si pongono problemi di questo genere: il loro digiuno è dettato dalle regole della natura, non dall’aspirazione ad un corpo esile e magro. ALLA MAPPA

  15. ACQUA

  16. Si crede che le persone siano ciò che mangiano, e se fossero anche quello che bevono?

  17. Un punto di forza per la longevità del popolo Hunza è la composizione dell’ acqua che attingono da una valle situata a 2700m e circondata da alcune tra le più alte montagne del mondo nonché da ghiacciai vecchi milioni di anni; essa possiede un elevato pH, per questo è definita acqua alcalina. All’inizio del secolo scorso il Dott.Henri Coanda, premio Nobel e padre della dinamica dei fluidi, trascorse 6 anni di studi cercando di capire quali benefici quest’acqua determinasse esattamente sul corpo umano. Nel 1966 il ministero della sanità giapponese l’approvò come terapia medica.

  18. Ma cosa si intende per acqua alcalina? E quali sono i suoi effetti benefici sull’organismo? Ha un notevole potere antiossidante, un elevato contenuto di minerali colloidali, una straordinaria quantità di idrogeno attivo, ovvero con un elettrone in più, e differisce dall’acqua che comunemente beviamo per viscosità, tensione superficiale, indice di rifrazione. Confronto del contenuto di idrogeno attivo (2004 Giappone – Dr. Shirahata)

  19. Una graffetta immersa in acqua normale o in acqua semplicemente purificata si arrugginisce, ma ciò non succede con l’acqua alcalina ridotta. Un ricercatore, effettuando questo esperimento, ha affermato che la graffetta non si è arrugginita per un anno.

  20. Quest’acqua è costituita da delle minuscole sfere mineralizzate lisce, non più grandi di 5 nanometri di diametro, vale a dire 2000 volte più piccole di un globulo rosso; queste sfere sono portatrici di un potenziale elettrico elevatissimo chiamato zeta.

  21. Per una perfetta salute, l’acqua deve essere satura di elettroni, ovvero con un ORP (Potenziale di Ossidoriduzione) negativo che dunque fornisce una certa riserva di elettroni liberi, utili per bloccare l’ossidazione dei tessuti del corpo da parte dei radicali liberi dell’ossigeno. Le sue proprietà antiossidanti sono quindi ancora più potenti di qualunque cibo o integratore. Agisce velocemente ed è capace di raggiungere tutti i tessuti in un tempo molto breve; gli effetti del bere acqua ridotta sono immediati. L’acqua alcalina deve avere un ORP almeno di -250 mV e fino a più di -1250 mV. Ma la maggior parte dell’acqua di rubinetto registra valori intorno a +400 mV e fino a +1250 mV ed è satura di protoni; agisce acquisendo elettroni ed ossidando le altre molecole.

  22. L’assunzione di antiossidanti che si sciolgono facilmente in acqua, come la vitamina C, non è efficace per proteggere le cellule cerebrali, perché non riescono a passare attraverso i vasi sanguigni, essendo troppo grandi. I componenti presenti nell’acqua possono arrivare in tutte le parti del corpo, cervello, ossa, ecc, attraverso i vasi capillari. Questo significa che l’acqua, con proprietà antiossidanti, sarà molto efficace nel contrastare la tendenza ossidativa del corpo.

  23. COME PRODURRE ACQUA ALCALINA RIDOTTA?

  24. L’acqua (H2O) viene divisa in ioni di idrogeno (H+) e ioni idrossido (OH-). Quando l’acqua viene elettrolizzata, lo ione di idrogeno (H+) riceve gli elettroni (e) sul polo negativo e diventa idrogeno attivo (H). Allo stesso modo, lo ione di metallo riceve gli elettroni (e) e diventa nanocolloide di metallo. Questo assorbe e immagazzina l’idrogeno attivo stabilizzato nell’acqua.

  25. ESPERIMENTO DI SOPPRESSIONE DI CELLULE CANCEROGENE Riduzione della capacità di formazione di colonie in agar morbido, caratteristica maligna della cellula cancerogena, da parte dell’acqua alcalina ridotta elettrolitica. Le cellule cancerogene mantengono caratteristiche maligne, come la moltiplicazione, anche in ambienti poveri come l’agar morbido e con conseguente formazione di grandi colonie. Tuttavia, non hanno formato grandi colonie nella soluzione contenente acqua alcalina ridotta elettrolitica.

  26. CASI CLINICI • Guarigione di ulcere ai piedi dovute a una complicazione del diabete e costipazione per 20 anni Lee, anni 72, ha lottato con il diabete e la costipazione per 20 anni e i suoi piedi si sono ulcerati come complicazione. L’ospedale gli aveva prospettato l’amputazione dei piedi ed era in attesa dell’intervento quando è venuto a conoscenza dell’acqua alcalina ridotta. Ha bevuto una quantità sufficiente e i suoi piedi, che dovevano essere amputati, sono guariti miracolosamente.

  27. Prova clinica su pazienti affetti da diabete: Soggetti dell’esperimento: pazienti (volontari) con diabete. Durata dell’esperimento: 36 giorni (03/12/2003 – 07/01/2004). Sospeso trattamento con insulina, somministrata solo acqua alcalina ridotta elettrolitica (sottoposti a bagni caldi, una terapia naturale per evitare effetti collaterali in seguito all’ingestione di troppa acqua alcalina ridotta elettrolitica). ALLA MAPPA

  28. DIETA

  29. Pur essendo un popolo ancorato a regimi alimentari alquanto primitivi, la caccia e l’allevamento non sono una costante nelle abitudini del popolo Hunza. Pertanto, l’assunzione di carni di vario genere risulta tutt’altro che frequente, limitata ai ritrovamenti occasionali di animali morti di morte naturale, evento che si verifica in media ogni 10-30 giorni. QUALI VANTAGGI DERIVANO DA QUESTA APPARENTE LIMITAZIONE?

  30. I problemi legati ad un eccessivo consumo di carne derivano dall'incapacità del corpo umano di assimilare dosi eccessive di grassi animali, mentre i carnivori possono metabolizzare una quantità quasi illimitata di colesterolo e grassi, senza effetti negativi. Gli animali vegetariani, invece, hanno una limitata capacità di elaborare grassi saturi o colesterolo superiore alla quantità richiesta dal loro corpo. Qualora l’uomo ecceda per molti anni nel consumo di carne e derivati, i grassi saturi (placche) si accumulano nelle pareti interne delle arterie, provocandone l'indurimento, ossia quella malattia conosciuta col nome di aterosclerosi. Poiché i depositi di grasso impediscono il normale flusso del sangue verso il cuore, ecco che aumentano le probabilità di ictus, attacco cardiaco e infarto.

  31. Anche la cottura delle carni può incidere in maniera fortemente negativa sulla salute. Le ammine eterocicliche aromatiche (HAs) sono composti che si trovano specialmente nelle parti carbonizzate ottenute per pirolisi (ovvero la cottura in assenza in ossigeno) degli aminoacidi presenti nelle carni e nel pesce, ma anche nei prodotti da forno. Le ammine aromatiche sono dei pre-cancerogeni, ossia delle sostanze che a livello epatico vengono trasformate in composti con attività cancerogena diretta: in grado di legarsi al DNA  e formare addotti mutageni. Isolati di recente, questi composti amminici sono dotati di attività cancerogena fino a 10 volte superiore al benzopirene. Basti considerare che un kg di carne cotta alla brace può arrivare a contenere la stessa quantità di benzopirene di 600 sigarette, per dedurre l’incredibile tossicità delle ammine! ALCUNE AMMINE ETEROCICLICHE AROMATICHE

  32. Le persone che consumano abitualmente carne ben cotta o mediamente cotta hanno tre volte più probabilità di soffrire di cancro allo stomaco e di sviluppare un carcinoma del colon-retto, del pancreas, della vescica e del seno. CANCRO ALLO STOMACO CANCRO AL COLON (LIPOMA)

  33. Ciò che, a differenza della carne, abbonda nell’alimentazione Hunza sono i prodotti di origine vegetale. Infatti, pur vivendo in uno dei territori più inospitali della terra, coltivano orzo, frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e hanno numerosi alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni.

  34. Da secoli il popolo Hunza si nutre soprattutto di prodotti integrali derivati dai chicchi dei cereali e di frutta secca, in particolare di albicocche e dei loro semi. La verdura ed i prodotti fermentati con latte acido costituiscono le altre componenti del regime alimentare degli Hunza. Essi usano anche quotidianamente il pregiato olio ricavato dai semi di albicocca per cucinare e per cuocere al forno. Nelle albicocche e nei loro semi si concentra una carica di sostanze vitali, unica in questa combinazione ottimale. I semi di albicocca forniscono molte sostanze minerali e in particolare molto magnesio.

  35. Anche il Goji (o Wolfberry) è uno dei segreti della longevità degli Hunza. Frutto della pianta nota con il nome scientifico di Lycium barbarum o più comunemente "licio“, è molto nutriente e contiene diversi principi attivi.  Cresce alle temperature di circa -26°C. Il goji permette di rinforzare le difese immunitarie, ha proprietà antinfiammatorie, fa abbassare la pressione arteriosa, il tasso di colesterolo e di zuccheri nel sangue, migliora l'assimilazione del calcio, alleggerisce il fegato.Rallenta, inoltre, la crescita dei tumori cancerosi.Molti ricercatori affermano che questa bacca fa parte degli alimenti che ritardano l'invecchiamento cellulare, e parecchi studi sono tutt'ora in corso.

  36. Non possedendo alcun tipo di nozione tecnico-scientifica riguardo la conservazione degli alimenti, gli Hunza si affidano a metodi semplici e rudimentali, rispettosi dei ritmi naturali e dei cicli stagionali delle colture. • Non conoscono, pertanto, l’utilizzo di conservanti chimici quali nitriti, glutammatomonosodico e giallo di chinolina e i loro effetti devastanti. • Nitriti: in ambiente acido (soprattutto nello stomaco) si trasformano in acido nitroso il quale legandosi alle ammine da origine alle nitrosammine, composti dimostratesi cancerogeni. • Inoltre i nitriti si legano all'emoglobina ossidandola a metaemoglobina, riducendo quindi il trasporto di ossigeno ai tessuti. • Giallo di chinolina: causa iperattività, asma, riniti, eczema, disturbi alla vista, insonnia, aumento di incidenza di cancro a fegato e reni. NaNO2 + H+ → HNO2 + Na+

  37. Glutammato monosodico: ha la tendenza a moltiplicare per tre il tasso di insulina fabbricato dal pancreas e in questo modo può provocare il diabete di tipo 2. Può provocare anche una dipendenza paragonabile a quella della nicotina o delle droghe pesanti. Nuove ricerche rese note nel 2007 hanno provato che alcune cellule del nostro corpo (a livello del cuore, dei polmoni e degli organi di riproduzione) quando il glutammato passa nel sangue, lo assorbono e si autodistruggono. Inoltre risulta essere un “potente stimolante” per i tumori. • Stimolando i recettori dell’esofago e dell’intestino, sviluppa colon irritabile e peggioramento del reflusso esofageo. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi. TUMORE AL POLMONE ALLA MAPPA

  38. STILE DI VITA

  39. E’ risaputo che lo stile di vita influenza considerevolmente lo stato di salute di un individuo; fin dalla giovinezza, sport e attività fisica sono basilari per ottenere un corpo sano e in forma, in cui tutti gli organi funzionano alla perfezione. • - Un Hunza può camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori. • - Il vino, fatto in casa, viene bevuto in un’unica occasione all’anno. • - Durate l’estate e la primavera, nonostante il digiuno invernale, gli Hunza lavorano duramente per coltivare le loro terre.

  40. Al contrario, nella società occidentale la sedentarietà ha preso il sopravvento, anche a causa delle numerose macchine che hanno gradualmente sostituito le attività umane. Sono in rapido aumento le malattie del metabolismo che, negli ultimi anni, colpiscono con incidenza sempre maggiore non solo adulti ma anche bambini e adolescenti; obesità, diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari sono tra le conseguenze più diffuse.

  41. Leggendo libri, riviste, articoli e reportage si coglie immediatamente quanto la vita degli Hunza sia serena, scandita da ritmi naturali, mai frenetica o stressante; a questo proposito ricordiamo che proprio lo stress è un indice che segnala un deterioramento avanzato della qualità della vita e numerosi sono i disturbi ad esso correlati: frequente sensazione di stanchezza generale, cambio della voce, accelerazione del battito cardiaco, attacchi di panico, dolori muscolari, ulcera allo stomaco, malfunzionamento della tiroide, maggiore predisposizione a malattie, anche dovute alla depressione delle difese immunitarie. Inoltre uno studio mostra una stretta relazione tra stress cronico e rapidità dell'invecchiamento cellulare. Tra le donne sottoposte allo studio (età media 38 anni, il 67% delle quali assisteva bambini affetti da malattie croniche), quelle che riferivano il livello più alto di stress cronico erano anche quelle con il maggiore stress ossidativo (ovvero un eccesso di sostanze ossidanti rispetto a quelle antiossidanti nel sangue) e con parametri biologici che rivelavano un'accelerazione dell'invecchiamento cellulare. Le loro cellule erano da 9 a 17 anni più vicine alla morte cellulare rispetto a quelle delle donne meno stressate del gruppo studiato, indipendentemente dalla loro età, dall'indice di massa corporea e dal fatto che fumassero o assumessero integratori vitaminici. Non sarà forse che anche l’assenza di stress nel popolo Hunza contribuisca a frenare il loro invecchiamento?

  42. Le sane abitudini e una dieta equilibrata sono dunque importanti, ma non si può ignorare la componente ereditaria. L’invecchiamento umano e le patologie che ne conseguono hanno origine, con buone probabilità, da un gruppo di geni individuati sul cromosoma 4, che contiene tra i 50 e i 100 geni. I ricercatori hanno individuato la regione interessata, grazie a un metodo statistico mai usato fino ad ora, che ha preso in considerazione un campione di 308 anziani, di 137 famiglie, prevalentemente europee, nelle quali ci fosse almeno una coppia di fratelli o sorelle, al di sopra dei 90 anni; attraverso l’esame di DNA prelevato dal sangue dei soggetti è emerso che questi avevano in comune una somiglianza in una particolare zona, quella del cromosoma 4: la longevità sarebbe dunque strettamente connessa all’ereditarietà! ALLA MAPPA

  43. Non vogliamo togliere nessun merito alla scienza, non vogliamo mitizzare la preistoria e l’arretratezza. La tecnologia e la ricerca hanno fatto passi enormi nella medicina, ma ci siamo chiesti se questa smania di voler manipolare, controllare, sopraffare il nostro corpo non ci porti alla rovina. Speriamo dunque in una reinterpretazione delle tecnologie, volta a recuperare e ricreare tutte quelle condizioni che ancora oggi garantiscono al popolo Hunza una vita duratura e qualitativamente migliore.

  44. Bibliografia e Sitografia • LA CHIMICA ORGANICA di H. Hart, L.E. Craine, D. Hart, C. Hadad • BIOLOGIA di C. Starr • INVITO ALLA BIOLOGIA di H. Curtis-Barness • GLI HUNZA: UN POPOLO CHE IGNORAVA LA MALATTIA di R. Bircher • ARTICOLO ONLINE DELLA NUTRIZIONISTA V. SCHIRO’ • RICERCA INTERMOUNTAIN MEDICAL CENTER HEART INSTITUTE (USA) • www.acqua-alcalina.it • RIVISTA SCIENTIFICA “NATURE” • PERIODICO “BIOLOGI ITALIANI”

  45. REALIZZATO DAGLI STUDENTI: BALENA ELEONORA LARINI ALESSIO MELE MARIAGRAZIA NOTARO FRANCESCA ZACCHINO FIORELLA Classe V Sez. D

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