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Alessandro Martin. Università di Padova Facoltà di Scienze della Formazione e Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Gastroenterologiche alessandro.martin@unipd.it. Perché fare un corso di Metodologia Educativa per l’infermiere?.

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Alessandro Martin


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    Presentation Transcript
    1. Alessandro Martin Università di Padova Facoltà di Scienze della Formazione e Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Gastroenterologiche alessandro.martin@unipd.it

    2. Perché fare un corso di Metodologia Educativa per l’infermiere? • Perché tutti gli operatori sanitari hanno, tra le loro funzioni, quelle di comunicare, rapportarsi, educare: • *pazienti, loro familiari • *colleghi, altre figure professionali • *popolazione sana • Perché questo è un campo in cui l’utente spesso esprime insoddisfazione

    3. In quali ambiti è necessaria una competenza educativa? • Approccio educativo necessario (efficace) nella prevenzione • Approccio educativo necessario (efficace) nella cura di diverse malattie croniche • Approccio educativo necessario (efficace) per migliorare la qualità di vita

    4. Gli obiettivi del corso: Al termine del corso, lo studente sarà in grado di: • Individuare gli aspetti educativi degli interventi sanitari • Collaborare alla ideazione, progettazione e attuazione di interventi educativi

    5. Metodologia del Corso • Lezioni • Lavori in gruppo • Lavoro personale e presentazione • Studio indipendente

    6. Materiali di studio • Appunti dalle lezioni e dei lavori in aula • S Mambriani, La comunicazione nelle relazioni di aiuto, Cittadella Editrice, Assisi, 3° ed, 2001 • A. Martin, Schemi di Educazione Medica e Metodologia Educativa, CEDAM 2005 • A. Martin, P. Santonastaso, Educazione Professionale in Medicina e Psichiatria, Piccin 2008

    7. Esame • Esame finale: domande a scelta multipla • Durante il corso: autovalutazioni informali

    8. Premessa • Per poter svolgere un intervento educativo è indispensabile saper comunicare efficacemente • Precisiamo in che modo si può esprimere la comunicazione, per l’infermiere:

    9. Esercizio Che significato possiamo dare a questi termini? • Informare • Addestrare • Comunicare • Rapportarsi • Educare • Valutare • Progettare

    10. E’ la relazione che si instaura tra un individuo in condizione di malessere ed un altro in possesso degli strumenti e delle competenze utili ad alleviare la condizione di malessere dell’altro. LA RELAZIONE DI AIUTO

    11. Malessere: percezione individuale di condizione non soddisfacente, limitante la qualità della vita e/o delle relazioni con l’ambiente, per dolore, malattia del corpo, della psiche vecchiaia, disabilità

    12. La comunicazione nella relazione interpersonale • significato generale della comunicazione: funzionetramite cui gli individui interpretano i comportamenti degli altri, ed al contempo il mezzo di cui si servono per trasmettere agli altri delle informazioni • è impossibile non comunicare: ogni comportamento assume un significato ed è quindi comunicativo

    13. Modalità della comunicazione • Verbale • Para-verbale • Non verbale

    14. Modalità della comunicazione • Orientazione e postura • Distanze e spazi interpersonali • Estetica e cura della persona • Comportamenti

    15. Funzioni particolari della comunicazione • Referenziale • Di auto-presentazione • Di etero-presentazione • Di metacomunicazione

    16. Funzioni della comunicazione nella relazione di aiuto • acquisizione di conoscenze • riconoscimento e considerazione • catartica, liberatoria • rinforzo e modifica del comportamento

    17. Comportamenti limitanti la relazione di aiuto • Egocentrismo • Taciturnismo • Logorrea • Fretta • Anticipazione • Invadenza %

    18. Recitazione • Non considerazione • Sdrammatizzazione • Evasione • Interpretazione • Valutazione • Incoerenza • Assolutismo

    19. 4 aspetti, circa la comunicazione, da curare nella relazione di aiuto • Agevolare la comunicazione: favorire l’espressione e la verbalizzazione di opinioni, idee, vissuti • Favorire la comunicazione con l’interlocutore: usare accorgimenti per cui chi ci ascolta comprende ciò che intendiamo comunicargli • Favorire la relazione con l’interlocutore: usare atteggiamenti che portano all’instaurarsi di una buona relazione di aiuto • Trasmettere comprensione emotiva ….

    20. 1. Agevolare la comunicazione • Creare un ambiente non ostacolante: riservatezza, temperatura, rumore, arredi, ecc • Stimolare l’interlocutore: porre domande aperte e chiuse. Chiedere di esprimere opinioni

    21. Mostrare attenzione: annuire,domandare, ripetere, sintetizzare • Comunicare calma e disponibilità di tempo: postura rilassata, non interrompere, vocedistesa

    22. 2. Favorire la comunicazione: strategie • Chiarezza verbale • Velocità adeguata • Ordine logico, temporale • Richiesta di conferme es. “Vuole ripetermi ciò che le ho detto così controlliamo se ci siamo capiti bene?” • Ripetizioni, Riformulazioni, Sintesi • Sottolineature: es. “Ecco, questo è un concetto molto importante e vorrei che se lo ricordasse” • Lodi per il corretto atteggiamento, comprensione, attenzione, presenza

    23. 3. Fattori che favoriscono una buona relazione di aiuto • Relazione paritaria: atteggiamento che dimostra di ritenersi sullo stesso piano, in un’ottica di rispetto e pari dignità

    24. 4. Trasmettere comprensione emotiva • Ascolto: atteggiamento di recettività, disponibilità, sensibilità nei confronti dell’interlocutore • Empatia:sforzo di“entrare” nello stato d’animo e nella realtà dell’interlocutore, di capire ciò che prova • Accettazione: atteggiamento che permette all’interlocutore di essere se stesso all’interno della relazione e di comunicare senza il timore di essere giudicato

    25. Trasmettere comprensione emotiva II • Rispecchiamento emotivo: “rimandare” all’interlocutore i contenuti emotivi da lui espressi: ripetizione, ripresa di una parte del discorso, … • Contatto corporeo: usatoin modo appropriato, tale che il suo significato sia correttamente compreso: stretta di mano, presa della mano, mano sulla spalla …

    26. I rischi nella relazione di aiuto • Eccessivo coinvolgimento emotivo • Spersonalizzazione • Induzione di aspettative irrealistiche nell’operatore

    27. I benefici della relazione di aiuto • Auto-conoscenza • Crescita individuale • Arricchimento di sé • Sperimentare il sentimento di solidarietà umana

    28. Approccio sistemico all’educazione medica La “spirale educativa”: Bisogni Obiettivi Metodi didattici Valutazione

    29. In tutte le tappe, garantire: Coerenza Pertinenza

    30. Problemi sanitari, bisogni sanitari  Bisogni educativi

    31. Come possiamo identificare i bisogni formativi?

    32. Come possono essere identificati i bisogni formativi? • Bisogni espressi (da individui, gruppi, istituzione)‏ • Bisogni rilevabili • Bisogni non percepiti,“scotomizzati” • Interessi, curiosità • Dati epidemiologici • Opinione degli esperti • Risultati della ricerca (di altri, fatta ad hoc)‏

    33. Strumenti per l’identificazione dei bisogni • Colloquio, intervista strutturata • Questionario • Metodo FGP • Focus group • Analisi dei compiti • Metodo dell’incidente critico • NB possibile uso anche per altri scopi

    34. IL QUESTIONARIO • Domande aperte o chiuse • Numero delle domande, tempo richiesto • Formato: v/f, varie opzioni, graduare le priorità, graduare la certezza, VAS • Linguaggio, chiarezza • Compilazione, restituzione, privacy • Autosomministrato? • Incentivi • Validazione preliminare!

    35. Metodo FGP E’ una griglia per l’analisi, ai fini educativi, di una serie di situazioni, sintomi o problemi. Viene preparata una lista di ciò che si vuole valutare A lato della lista, si prepara una griglia di valutazione (0, 1, 2, 3) dei parametri: F= frequenza G= gravità P= problematicità, in termini di Sapere, Saper fare, Saper essere

    36. Esempio: metodo FGPRilevazione dei bisogni educativi dei genitori di bambini diabetici F G P ___ ____ s sf se • ipoglicemia……..2……2……0…1….0 5 • iperglicemia…….1……3……3…1….0 8 • dosaggio ins……2……0……1…1….0 4 • stile di vita……...3……2……1…0….3 9 • alimentazione…..3……2……1…2…3 11 • ………………… • …………………

    37. FOCUS GROUP “Intervista guidata”: • Gruppo di 6-10 persone • Intervistatore: pone una serie di domande, facilita la discussione, prende appunti • Tempo adeguato: circa 2 ore per volta • Revisione dei risultati • Formulazione di altre domande in un nuovo incontro NB vari usi

    38. ANALISI DEI COMPITI • 1. Definizione, condivisa, della procedura corretta (letteratura, esperti)‏ • 2. Stesura di una griglia di osservazione e valutazione con tutte le tappe • 3. Osservazione sul campo, applicando a grigla • 4. Analisi delle differenze tra condotta ideale e quella attuata nella pratica • 5. Definizione degli obiettivi educativi

    39. TECNICA DELL’INCIDENTE CRITICO “Inchiesta poliziesca” su un determinato evento o fenomeno: • L’osservatore interroga sulle circostanze in cui è avvenuto il fatto negativo, gli elementi che lo hanno (con)causato, le interpretazioni del fatto • Dall’analisi delle risposte si definiscono ii bisogni formativi e gli obiettivi

    40. Esercizio • In gruppi: scegliere l’oggetto di una rilevazione • Scegliere uno dei metodi per la rilevazione dei bisogni: • Questionario • Metodo FGP • Focus group • Analisi dei compiti • Incidente critico • Preparare il materiale o la traccia per l’attuazione

    41. Bisogni educativi  Obiettivi educativi

    42. Gli obiettivi educativi Obiettivo educativo: ciò che il destinatario di un intervento educativo dovrà acquisire per effetto dell’ intervento (e che non possedeva già)‏

    43. Perché è importante definire gli obiettivi? • Per pianificare coerentemente le varie fasi del processo educativo • Per essere in grado di stabilire se (o in che misura) sono stati raggiunti • Per poter fare valutazioni di costo/ beneficio, ricerche, confronti

    44. Definizione degli obiettivi educativi “…al termine dell’attività educativa l’utente sarà in grado di”: 1. Atto (verbo di azione)‏ 2. Contenuto (oggetto) ed eventualmente: 3. Condizione 4. Criterio

    45. Esercizio: esempi di obiettivi educativi Al termine del …… il/ la/ i …… sarà (saranno) in grado di: 1…………………………………………… 2…………………………………………… 3…………………………………………… 4…………………………………………… 5……………………………………………

    46. Gli obiettivi ricadono in vari campi del sapere: • Cognitivo (sapere)‏ • Gestuale (saper fare)‏ • Comunicativo, relazionale (saper essere)‏

    47. Gli obiettivi ricadono in vari campi del sapere: • Cognitivo (sapere)‏ Elencare Descrivere Calcolare Definire Interpretare Scegliere …..

    48. Gli obiettivi ricadono in vari campi del sapere: 2. Gestuale (saper fare)‏ Eseguire Praticare Somministrare Applicare Regolare Misurare …..

    49. Gli obiettivi ricadono in vari campi del sapere: 3. Comunicativo, relazionale (saper essere)‏ Informare Spiegare Far riflettere Incoraggiare Rassicurare Motivare …..

    50. Esercizio • In riferimento ad un intervento nel campo sanitario, definire alcuni (3-5) obiettivi educativi, nei vari campi del sapere