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Le storiografie del Novecento

Le storiografie del Novecento. Un primo sguardo. Il persistere delle storiografie nazionali.

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Le storiografie del Novecento

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Presentation Transcript


  1. Le storiografie del Novecento Un primo sguardo

  2. Il persistere delle storiografie nazionali • Se la storiografia dell’Ottocento aveva posto le basi per una marcata differenziazione in senso nazionale delle diverse scuole storiche, nella prima metà del Novecento tale differenziazione non viene meno, anche a causa dei due conflitti mondiali, dell’insorgere di regimi nazionalisti e dittatoriali in Italia, in Germania e nella penisola iberica e dell’autoisolamento della Russia sovietica. • Il rifiuto della storia politico-militare e la spinta alla contaminazione con le scienze sociali e ad un approccio comparativo alla storia, nell’ambito di un progetto tendenzialmente transnazionale promosso dalle francesi «Annales» nel periodo fra le due guerre, vengono infatti recepiti con difficoltà o addirittura respinti in paesi come l’Italia e la Germania le cui storiografie subiscono gravemente le pressioni della propaganda di regime, limitando fortemente gli spazi di libertà della ricerca. • Anche i congressi internazionali degli storici, che a partire dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ad una vivace comunità scientifica internazionale via via più integrata, vengono diradati e ricondotti ad incontri un po’ rituali fra esponenti delle principali società storiche nazionali. Solo con fatica, a partire dagli anni cinquanta, si riprende a tessere le fila di una comunità scientifica internazionale, attraversata però da nuovi divisioni conseguenza degli opposti schieramenti della guerra fredda.

  3. Verso l’internazionalizzazione della disciplina • Una caratterizzazione delle singole storiografie in senso nazionale viene mantenuta anche nel secondo dopoguerra, almeno nei primi anni, con un appannamento del ruolo della storiografia germanica, una relativa marginalità ed autosufficienza di quella britannica, la riconquista di un significativo ruolo internazionale di quella italiana – fortemente caratterizzata dalla dimensione etico-politica e di storia delle idee – e con il decisivo decollo di quella francese, ormai saldamente dominata dalla scuola delle «Annales» che per una lunga stagione -tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta – si affermerà come la più prestigiosa storiografia europea se non addirittura mondiale. • Stimolata dalle suggestioni della storiografia francese, infatti, tutta la storiografia subisce la positiva, seppur non indolore, contaminazione con le scienze sociali - in particolarmente con l’economia, la sociologia e più tardi con la psicologia e l’antropologia culturale – trasformandosi nell’ultimo scorcio del secolo in una disciplina a forte vocazione interdisciplinare.

  4. Il persistere della storiografia «etico-politica» • D’altro canto il Novecento storiografico è profondamente segnato dall’influenza di grandi studiosi di matrice liberale e storici delle idee, quali Benedetto Croce in Italia, Friedrich Meineckein Germania, o George MacaulayTrevelyanin Inghilterra, espressione di una concezione della storia definita, convenzionalmente, etico-politica, lontana da ogni contaminazione con le scienze sociali, ma non certo chiusa nelle angustie di una storia esclusivamente politica e militare. • Rispetto alla rivoluzione storiografica rappresentata dell’avventura delle «Annales», tesa a rimarcare una cesura profonda con i modelli storiografici precedenti, maggiore è la continuità con la tradizione ottocentesca nelle storiografie tedesca e italiana, più di altre implicate nel processo di costruzione di un’identità nazionale purtroppo tragicamente sfociata nelle dittature fascista e nazista.

  5. Italia-Germania / Francia-USA • Guardando al panorama europeo novecentesco vale la pena di soffermarsi sulla diversa connotazione (e quasi contrapposizione) delle storiografie italiana e tedesca da un lato e francese e angloamericana dall’altro: ossia fra la cultura dei paesi sconfitti e segnati dall’esperienza della dittatura e del totalitarismo e quella dei paesi vincitori nei quali la democrazia era rimasta più salda anche negli anni della guerra. • Non è un caso che sia l’Italia che la Germania uscissero da un più recente processo di costruzione dell’identità nazionale, concluso non senza conflitti profondi solo a metà Ottocento, mentre altrove l’unità nazionale rappresentava una realtà già da secoli, sebbene fosse segnata dalla presenza di significative fratture rivoluzionarie a loro volta profondamente rielaborate già dalle storiografie ottocentesche e poi da quelle del primo Novecento. • Anche per questa ragione, probabilmente, in Italia e in Germania più che altrove si era affermata e consolidata, a cavallo fra i due secoli, una storiografia di matrice storicistica e di alto livello che era stata in grado di mantenersi egemone respingendo sia l’assalto dell’approccio positivista sia quello della storia economica e sociale che si sarebbe invece affermata in Francia.

  6. Il fascismo come parentesi • Una maggior continuità fra Otto e Novecento, all’insegna di un rinnovato storicismo, rappresentato esemplarmente nei due paesi da Croce e da Meinecke, era il tratto distintivo più evidente che le due storiografie presentavano ancora all’indomani del secondo conflitto mondiale. • In entrambi i paesi questa storiografia tendeva a considerare l’esperienza del fascismo e del nazismo come una parentesi negativa nella propria storia, come una deviazione tragica di una vicenda le cui linee di sviluppo venivano tenacemente ricercate nell’idea di libertà e in un’idea positiva di Stato nazionale. • La stessa frattura tra fascismo e postfascismo non rappresenta, in Italia e in Germania, quella cesura a livello storiografico che si sarebbe verificata più avanti, fra gli anni sessanta e settanta e più nettamente negli anni novanta, anche in presenza del passaggio del testimone ad una diversa generazione di storici.

  7. La storiografia italiana del primo Novecento • Per molti aspetti emblematiche, sono le vicende della storiografia italiana, rappresentata, agli inizi del secolo, da un grande maestro di matrice positivista come Pasquale Villari (1827-1917), docente a Pisa e a Firenze, senatore e ministro, meridionalista e autore di importanti lavori sulla Firenze rinascimentale e sul medioevo a sua volta maestro di Gaetano Salvemini (1873-1957), una delle migliori promesse della storiografia italiana d’inizio secolo e autore di un’opera come Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295, pubblicata nel 1899, che rappresenta il più interessante contributo alla storia del potere politico e delle lotte sociali nella Firenze del tardo duecento, costruito su fonti e documenti ed ispirato ad un eclettico e creativo marxismo.

  8. «Studi Storici» • Negli stessi anni la più avvertita storiografia italiana di matrice positivista si ritrovava attorno alla nuova rivista «Studi storici», fondata nel 1892 a Pisa dal medievista Amedeo Crivellucci (1850-1914) e dall’antichista Ettore Pais (1856-1939), palestra di molti giovani studiosi fra i quali il giovane Salvemini e il coetaneo Gioacchino Volpe (1876-1971), allievo di Crivellucci. È questa – dopo la fondazione nel 1884 della più paludata «Rivista Storica Italiana» - la prima rivista storica italiana di ampio respiro, anche internazionale, aperta al marxismo e al confronto con il diritto, l’economia e le scienze sociali, capace di affiancare filologia e filosofia della storia

  9. La nascita delle “Annales” (Strasburgo, 1929)

  10. I precedenti • 1868 –fondazione dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, divisa in cinque sezioni: I, matematica; II, fisica e chimica; III, storia naturale e fisiologia; IV, scienze storiche e filolgia; V, scienze economiche e sociali. • La V sezione, tuttavia, non decolla e viene chiusa nel 1870. • Nel 1886 viene sostituita da una sezione di scienze religiose. • 1891 - Paul Vidal de la Blache fonda le "Annales de Géographie" dirette dal 1894 da Lucien Gallois • 1896 - Emile Durkheim fonda 1' "Année Sociologique«  • 1900 - Henri Berr fonda la « Revue de Synthèse Historique »  • 1903 - François Simiand - sociologo ed economista con forti interessi per la storia - pubblica l'articolo pionieristico Méthode historique et sciences sociales, contro "i tre idoli della tribù degli storici: il politico, l'individuale, il cronologico" (ripubblicato nel 1960 sulle "Annales").

  11. 1929-39: La nascita della nuova rivista

  12. M. Bloch e L. Febvre

  13. Gli anni trenta • 1932 - la rivista passa da trimestrale a bimestrale. • 1936 - Marc Bloch è nominato professore alla Sorbona, succedendo ad Henri Hauser nella cattedra di storia economica (l'unica di tutta la Francia). • Bloch e Febvre propongono dalle pagine delle "Annales" un'inchiesta collettiva sulle nobiltà europee di antico regime. • 1937 - F. Braudel entra nel comitato di direzione delle "Annales". • 1938 - con l'avvicinarsi della guerra anche la rivista entra in crisi: nel mese di novembre l'editore Armand Colin ritira il suo appoggio, le "Annales“ cambiano sede ed editore e riprendono la periodicità trimestrale, adottando una veste più economica. • 1939 - la rivista viene ribattezzata "Annales d'histoire sociale".

  14. 1940-45: La crisi bellica • 1940 - Febvre rimane solo a Parigi a dirigere la rivista; nel mese di luglio manda in stampa tutti gli articoli in suo possesso, prevedendo il disastro. Nel vol. III (1941) della rivista comparirà il saggio di L. Febvre, La sensibilité et l'histoire. Comme reconstruire la vie affective d'antan, che costituisce la chiave d'interpretazione dei due libri (Le problème de l'incroyance e Amour sacrée et amour profane) sul problema della sensibilità religiosa degli uomini e delle donne del XVI secolo pubblicati da Febvre nel corso del 1942 • 1941 - in seguito alle leggi razziali antiebraiche Febvre è costretto a togliere il nome di Bloch dal comitato di direzione delle "Annales", per evitare la chiusura della rivista. Bloch protesta, considerandolo un atto di debolezza; lascia Parigi per Montpellier ed entra nella Resistenza. • 1941-45 - sotto l'occupazione tedesca la rivista interrompe le pubblicazioni, ma Febvre riesce ugualmente a pubblicare qualche fascicolo sotto il titolo di "Mélanges d'histoire sociale". • 1944 – Marc Bloch è catturato a Lione e fucilato dai tedeschi della Gestapo; lascia inedita l’Apologia della storia.

  15. Marc Bloch

  16. Marc Bloch (1886-1944) • 1886 - nasce il 6 luglio a Lione da una famiglia alsaziana di origine ebraica; il padre, Gustave Bloch, è professore di storia antica prima all'Università di Lione e quindi all'Ecole Normale Superieure di Parigi. • - la famiglia Bloch si trasferisce a Parigi dove Marc frequenta il liceo Louis-le-Grand. • 1904 - si iscrive all'Ecole Normale Superieure, dove segue in particolare le lezioni del sociologo Emile Durkheim. • 1908 - consegue l'agrégation in storia e trascorre due anni (1908-1909) a Lipsia e Berlino specializzandosi in storia medievale. • 19O9-1912 - prosegue gli studi grazie ad una borsa di studio triennale della "Fondation A. Thiers". • 1913 - pubblica sulla "Revue de synthèse historique" di H. Berr una monografia sull'Ile-de-France tratta dalla sua tesi di dottorato, che si affianca a quella di L. Febvre sulla Franca Contea. • 1912 - inizia ad insegnare storia e geografia nei licei, prima a Montpellier e poi ad Amiens, ma deve interrompere nel 1914 a causa della guerra.

  17. Dal fronte orientale all’Università di Strasburgo (1914-1921) • 1914-18 - si arruola in fanteria col grado di sergente e combatte sul fronte orientale, nelle trincee delle Argonne; partecipa alla battaglia della Somme e viene promosso prima tenente e poi capitano; ottiene la Legion d'Onore per meriti di guerra. "Per non abbandonare ai capricci della memoria" l'esperienza vissuta, stende un quaderno di Ricordi di guerra (1914-15) che saranno pubblicati postumi solo nel 1969. • 1919 - è nominato maitre de conférences di storia medievale all'Università di Strasburgo, dove incontra Lucien Febvre del quale aveva già letto ed apprezzato la tesi. Sposa Simonne Vidal dalla quale avrà sei figli. • 1920 - discute alla Sorbona la sua tesi di dottorato su Rois et serfs,un chapitre d'histoire capétienne, che viene pubblicata lo stesso anno. • 1921 - diviene agrégé (professore associato) di storia medievale a Strasburgo. Incontra a Bruxelles lo storico Henri Pirenne. Pubblica sulla "Revue de synthèse historique" il saggio metodologico Réflexions d'un historien sur les fausses nouvelles de la guerre , ripensando anche alla propria esperienza militare.

  18. L’incontro con Lucien Febvre e la fondazione delle “Annales” (1924-1929) • 1924 - pubblica il suo capolavoro su Les Rois thaumaturges , incrociando per la prima volta – in chiave comprativa - storia sociale e storia delle mentalità. • 1927 - diventa professore ordinario a Strasburgo. • 1929 - fonda insieme a Lucien Febvre la rivista "Annales d'histoire économique et sociale" Nel comitato di direzione della nuova rivista figurano anche: • il geografo A. Demangeon, • il sociologo M.Halbwachs, • l'economista Ch. Rist • il politologo A. Siegfried

  19. La prima stagione delle “Annales” (1929-1940) • 1931 - pubblica Les caractères originaux de l'histoire rurale française, rielaborazione di una serie di conferenze tenute nel 1929 all' "Istituto per la storia comparata delle civiltà" di Oslo. Come ne La terre et l'evolution humaine di Febvre al centro sono i rapporti fra il territorio e i suoi abitanti. • 1934 - con il sostegno di L. Febvre è candidato ad una cattedra di "Histore comparée des sociétés européennes" al Collège de France, ma non la ottiene (viene scelto invece il suo eterno rivale Louis Halphen). • 1936 - lascia Strasburgo per Parigi, dove è chiamato sulla cattedra di storia economica lasciata da H. Hauser. Pochi mesi dopo ottiene dalla Facoltà di Lettere la creazione di un nuovo "Istituto di storia economica e sociale". Pur rifiutando il marxismo e non aderendo ad alcun partito, si ritiene un uomo di sinistra e sostiene il Fronte Popolare. • 1939-40 - pubblica in due volumi la grande sintesi su La société féodal per la collana "L'évolution de l'humanité" diretta da H. Berr. Allo scoppio della guerra, pur potendo evitarlo, si arruola nell'sercito francese con il grado di capitano di stato maggiore; sfugge alla cattura da parte dei tedeschi dopo la battaglia di Dunkerque e rientra in Francia in abiti civili.

  20. La resistenza antinazista e la morte (1940-1944) • 1940 - viene escluso dall'insegnamento a causa della sua origine ebraica, ma il governo di Vichy, "per eccezionali servizi scientifici resi alla Francia", gli evita l'epurazione, limitandosi a trasferirlo da Parigi a Clermond-Ferrand (dove è stata trasferita l'Università di Strasburgo). • 1940-41 - tiene un corso universitario sul tema: "Come e perché lavora uno storico", nel quale abbozza le linee dell'Apologie pour l'histoire. • 1941 - adducendo le cattive condizioni di salute della moglie, ottiene il trasferimento all'Università di Montpellier, dove è fatto oggetto degli attacchi del preside della Facoltà di Lettere, fascista ed antisemita. A Montpellier entra in contatto con la Resistenza e aderisce alla rete "Combat". In seguito al crollo della Repubblica di Vichy ed all'occupazione tedesca di tutta la Francia viene nuovamente epurato e si rifugia in una casa di campagna nella Creuse. A causa delle leggi antiebraiche è costretto a firmare i suoi articoli con lo pseudonimo "M. Fougères". Un'ultima possibilità gli viene offerta dalla "New School of Social Research" di New York, che gli propone di emigrare negli Stati Uniti mettendosi in salvo. L'impossibilità di condurre con sè tutta la famiglia impedisce la realizzazione del progetto. • 1942 - ritorna a Lione da solo ed entra nella Resistenza clandestina, aderendo al movimento "Franc-Tireur" con il nome di battaglia di "Narbonne". • 1943 - è membro del direttivo regionale della Resistenza ed organizza materialmente l'insurrezione nei dieci dipartimenti (Rhône-Alpes) dipendenti da Lione. • - durante la clandestinità scrive numerosi articoli (firmati con gli pseudonimi di "Chevreuse" e "Arpajon") e due libri che saranno pubblicati postumi: L'étrange défaite (1940) e Apologie de l'histoire, ou métier d'historien (pubblicato da Febvre nel 1949). • 1944 - mentre organizza la rete clandestina nella zona di Lione è catturato dalla Gestapo l'8 marzo, sottoposto a tortura ed infine fucilato il 16 giugno con altri ventisei membri della Resistenza nei pressi del villaggio di Saint-Didier-de-Formans.

  21. Lucien Febvre

  22. Lucien Febvre (1878-1956)La formazione • 1878 - nasce a Nancy, in Lorena, dove inizia gli studi liceali. E' figlio di un professore di liceo, poi passato all'insegnamento universitario. • 1897-98 - si trasferisce a Parigi per entrare all'Ecole Normale Supérieure dove segue i seminari del geografo Pierre Vidal de la Blache, del filosofo e antropologo Lucien Lévy-Bruhl e dello storico dell'arte Emile Mâle. • 1900 - è affascinato dalla lettura della nuova "Revue de synthèse historique" di Henri Berr, che propone una sintesi interdisciplinare fra storia, sociologia, economia, etnografia. Particolari stimoli raccoglie dall'articolo di Maurice Dumoulin, Choses à faire , pubblicato nel 1901. • 1904 - ottiene un posto di professore di storia e geografia al Liceo di Besançon ed inizia a lavorare alla sua tesi di dottorato con un progetto di storia locale. • 1905 - pubblica sulla "Revue" di Berr una prima introduzione bibliografica e storiografica sulla provincia della Franche-Comté. • 1911 - presenta la sua dissertazione di dottorato su Philippe II et la Franche-Comté , dedicata alla storia delle propria regione d'origine e destinata a diventare un modello di monografia regionale nella prospettiva della storia sociale (a dispetto del titolo non è il sovrano, bensì la società e il territorio ad essere protagonista del libro, o meglio: il "personaggio storico collettivo"). • 1912 - ottiene un incarico di insegnamento all'Università di Digione.

  23. L’esordio scientifico (1913-1922) • 1913-14 - progetta un libro sui rapporti fra storia e geografia (suggeritogli da H. Berr), ma deve interrompere gli studi a causa della guerra. • 1914-18 - combatte sul fronte orientale con il grado di caporale. • 1919 - congedato dall'esercito è nominato professore di storia moderna all'Università di Strasburgo, da poco ritornata alla Francia. Qui incontra Marc Bloch, incaricato di storia medievale. Nella sua lezione inaugurale parla dell'utilità della storia "in un mondo in rovina". Ideologicamente indipendente, professa una personale idea di socialismo libertario, ricollegandosi alla tradizione dei philosophes settecenteschi; lo Stato e la Chiesa sono i suoi avversari, nemici della libertà individuale. • 1922 - conclude e pubblica - nella collezione storica diretta da H. Berr - La terre et l'evolution humaine. Introduction géographique à l'histoire - un libro ispirato, fra l'altro, al metodo del grande geografo anarchico Elisée Reclus - suscitando le aspre critiche dei geografi accademici. Febvre rovescia il rigido determinismo positivistico secondo cui il comportamento dell'uomo sarebbe determinato dal territorio in cui vive, mostrando come sia stato invece l'uomo a foggiare il territorio nel corso dei secoli.

  24. Il laboratorio di Strasburgo (1925-1929) • 1925 - concorre alla cattedra di "histoire moderne et contemporaine" della Sorbona, lasciata da Seignobos, ma non la ottiene (gli viene preferito Robert Guyot, sostenuto da Emile Bourgeois); continua ad insegnare a Strasburgo. • 1928 - pubblica la monografia Un destin, Martin Luther ed inizia ad occuparsi delle origini della Riforma protestante in Francia (il progetto della ricerca è contenuto nel celebre articolo Une question mal posée ), dichiarando di voler sottrarre il tema ai teologi per restituirlo agli storici • 1929 - fonda insieme a Marc Bloch la rivista "Annales d'histoire économique et sociale" (nel comitato di direzione figurano anche il geografo A. Demangeon, il sociologo M.Halbwachs, l'economista Ch. Rist e il politologo A. Siegfried).

  25. Il Collège de France e la guerra (1933-1944) • 1933 - lascia Strasburgo per Parigi, dove è nominato professore di "Histoire de la civilisation moderne" al Collège de France. • - assume la presidenza dell'Encyclopédie française, la cui pubblicazione incomincerà nel 1935. L'incarico gli darà modo di entrare in rapporto con i cultori delle più disparate discipline. • 1937 - di ritorno dall'Argentina, dove ha tenuto un ciclo di conferenze, incontra il giovane F. Braudel con il quale stringe amicizia. • 1940-45 - troppo anziano per essere richiamato alle armi, rimane a Parigi e tiene i contatti sia con Braudel, prigioniero dei tedeschi, che con Bloch, partigiano, che verrà ucciso nel 1944. • 1940 - nel mese di luglio manda in stampa tutti gli articoli ancora in suo possesso. Sarà l'ultimo fascicolo delle "Annales" prima dell'interruzione bellica. • 1941-45 - sotto l'occupazione tedesca la rivista interrompe le pubblicazioni, ma Febvre riesce ugualmente a pubblicare sotto il titolo di "Mélanges d'histoire sociale". Prosegue le sue ricerche sulla cultura francese nell'età della Riforma. • 1942 - pubblica Le problème de l'incroyance au XVI siècle: la religion de Rabelais. • 1944 - pubblica Autour de l'Heptaméron: amour sacré, amour profane.

  26. Il dopoguerra e l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (1946-1956) • 1946 - le "Annales" riprendono le pubblicazioni con un nuovo comitato di direzione presieduto da Febvre. • 1947 - viene creata, con un contributo della "Rokfeller Foundation", la VI section (sciences sociales) dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes, non abilitata a concedere titoli accademici (L. Febvre è nominato direttore per le ricerche storiche; Ch. Morazé direttore per le ricerche economiche) • 1949 - L. Febvre è nominato membro del consiglio d'amministrazione del Conseil National de la Récherce Scientiphique (CNRS). • - è nominato presidente del comitato UNESCO degli storici francesi e presidente del comitato per la storia della seconda guerra mondiale. • 1950 – organizza e presiede il IX Congresso Internazionale di Scienze storiche, riunito a Parigi. • 1953 - pubblica Combat pour l'histoire , considerato il suo testamento spirituale. • 1956 - muore nella sua casa di campagna a Saint-Amour. • - F. Braudel assume la direzione delle "Annales" (che manterrà fino al 1968) divenendo così il successore e l'erede ideale di L. Febvre.

  27. L’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi: una zona franca

  28. L’affermazione europea della storiografia francese Da movimento a istituzione

  29. Da Febvre a Braudel (1946-1956) • 1946 - ricostituita la redazione dopo la morte di Bloch, la rivista viene ribattezzata "Annales: Economies, Societés, Civilisations"; ne assume la direzione L. Febvre (1946-56). • 1947 - F. Braudel è bocciato ad un concorso a cattedra della Sorbona (è considerato “un geografo” e non uno storico) • 1947 - con un contributo della statunitense "Rockfeller Foundation" nasce la Sixième Section (scienze economiche e sociali) dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes (EPHE), non abilitata a concedere titoli accademici (direttore per le ricerche storiche: F. Braudel; direttore per le ricerche economiche: Ch. Morazé). • 1949 - F. Braudel è nominato membro del Collège de France (cattedra di civiltà moderna), ma l'istituzione è ancora snobbata dagli accademici della Sorbona, che la giudicano marginale rispetto all'Università • 1949-54 - F. Braudel è nominato presidente della commissione d'esami per l'ammissione all'insegnamento di storia (jury d'agrégation) • 1949 - L. Febvre è nominato membro del consiglio d'amministrazione del CNRS • - L. Febvre è nominato presidente del comitato UNESCO degli storici francesi e presidente del comitato per la storia della seconda guerra mondiale

  30. Da Febvre a Braudel (1946-1956) • 1950 - viene costituito, sotto la direzione di F. Braudel, il Centre de Recherches Historiques (CRH) presso la VI section dell'EPHE. Il Centre è suddiviso in quattro settori tematici: 1) Affaires et gens d'affaires; 2) Monnaies, prix et conjunctures; 3) Ports, routes et traffics; 4) Démographie et société. • 1951 – lo storico americano F.C. Lane è nominato rappresentante a Parigi della "Rokfeller Foundation" e procura al Centre de Recherches Historiques dell'EPHE un finanziamento di 4.5000.000 di franchi per tre anni. • - con l'articolo "Ars moriendi ". Appunti sul problema della morte alla fine del XV secolo lo storico italiano Alberto Tenenti, allievo di Braudel, propone di studiare gli atteggiamenti degli uomini di antico regime di fronte alla morte. L'idea - spostando l'attenzione dal XV al XVIII secolo - sarà ripresa e sviluppata venticinque anni dopo da Michel Vovelle. • 1952 - lo storico Pierre Goubert - autore di una monumentale tesi su Beauvais et le Beauvasis au XVII siècle - presenta sulle "Annales" una sintesi della sua ricerca che rivoluziona il tradizionale uso delle fonti demografiche. • 1955 - Braudel si reca negli Stati Uniti per contattare le grandi fondazioni private alla ricerca di sostegni al suo progetto di impiantare a Parigi una nuova Facoltà o Istituto universitario di scienze sociali.

  31. F. Braudel e I. Wallernstein

  32. Dal movimento alle istituzioni • Dalla fine degli anni quaranta si realizza il processo di istituzionalizzazione del movimento delle “Annales”, con la creazione nel 1947 della VI Sezione dell’EPHE. • Questa realizza il proprio organigramma sulla base di una concezione federativa delle scienze umane, tendente a sostituire uno stato di apparente pacificazione alla lotta tra diverse istituzioni per il monopolio dell'insegnamento delle scienze sociali che aveva attraversato il periodo tra le due guerre.

  33. L’Ecole Pratiques des Hautes Etudes • Il programma dei seminari interdisciplinari dell’anno 1948

  34. Dalla rivista alla “scuola storica” Fernand Braudel e il confronto con l’antropologia strutturale

  35. Claude Lévy-Strauss. Storia e antropologia strutturale: una suggestione potente

  36. L’ “era Braudel” • 1956 - dopo la morte di Febvre F. Braudel assume la direzione delle "Annales" (1956-68), che si trasformano rapidamente da movimento intellettuale in istituzione accademica, identificandosi sempre più come l"organo" della VI section dell'EPHE. • 1958 - rispondendo all'Anthropologie structurale di C. Lévi-Strauss, F. Braudel pubblica sulle "Annales" il celebre articolo Histoire et sciences sociales. La "longue durée", che sarà considerato il manifesto programmatico del nuovo approccio "strutturalista" alla storia. Sull'articolo di Braudel si apre un vivace dibattito al quale prendono parte, fra gli altri, l'economista americano W.W. Rostow (1959), lo storico polacco W. Kula (1960) e lo stesso C. Lévi-Strauss (1960). • 1959 - con l'articolo pionieristico Histoire et climat Emmanuel Le Roy Ladurie propone agli storici e ai geografi un nuovo tema di ricerca: la climatologia storica. • 1960 - Jacques Le Goff pubblica l'articolo Temps de l'église et temps du marchand, nel quale affronta la diversa percezione del tempo degli uomini del medioevo. • 1961 - nell'articolo Problèmes et méthodes d'une histoire de la psychologie collective Alphonse Dupront tende la mano agli psicologi proponendo di approfondire insieme i suggerimenti di Febvre sulla storia delle sensibilità collettive del passato. • - con il fasc.3 del 1961 Braudel lancia l'inchiesta collettiva su Vita materiale e comportamenti biologici, aperta da una serie di articoli di storia dell'alimentazione.

  37. Gli anni sessanta • 1963 - per iniziativa del Ministero dell'Educazione Nazionale e con un contributo della statunitense Ford Foundation nasce la Maison des Sciences de l'Homme,destinata a riunire tutti i centri di ricerca di "scienze umane" in un'unica modernissima sede che sarà inaugurata solo nel 1970 (Braudel presidente e amministratore) • 1967 - l'articolo di Jean-Pierre Peter su Malati e malattie alla fine del XVIII secolo apre un nuovo e fecondo filone di studio, chiamando gli storici a confrontarsi con le scienze della vita. Il tema - in una chiave diversa - era stato già affrontato nel 1963 da Michel Foucault nel libro Naissance de la clinique. Une archéologie du regard médical. • 1968 - alla fine dell'anno e dopo la rivolta studentesca esplosa nel mese di maggio F. Braudel lascia la direzione delle "Annales". • Si palesa il dissenso tra Braudel e R. Mandrou (segretario di redazione della rivista) a proposito del presunto "tradimento" dell'eredità dell'ultimo Febvre e della sua proposta di psicologia storica da realizzarsi anche attraverso la biografia storica. Secondo Mandrou (autore di Magistrats et sorcières en France au XVII siècle, Paris 1968) lo "strutturalismo" di Braudel e la sua preferenza per gli studi di storia economica portano a sacrificare la dimensione più propriamente umana della ricerca storica. Charles Morazé nell'articolo L'histoire et l'unité des sciences de l'homme propone una radicale revisione della tradizionale logica delle "scienze umane".

  38. Braudel al comando

  39. FernandBraudel (1902-1985) • 1902 - nasce a Lumèville-en-Ornois, in Lorena, durante le vacanze estive dei genitori; il padre è direttore didattico a Parigi. • 1904 - per ragioni di salute viene affidato alle cure della nonna paterna, a Lumèville, dove vive fino all'età di sette anni a contatto della natura. • 1909 - ritorna a vivere con i genitori a Mérielle, nella "banlieu" di Parigi, dove frequenta le scuole primarie; quindi frequenta il liceo Voltaire a Parigi. • 1919 - incerto fra medicina e matematica, sceglie la facoltà di Lettere e si iscrive alla Sorbona. • 1922 - si laurea in storia economica con Henri Hauser, presentando una tesi piuttosto tradizionale su Bar-le-Duc (Lorena) durante la Rivoluzione francese. • 1923 - consegue l'agrégation e sceglie di trasferirsi in Algeria per insegnare nelle scuole superiori • - inizia a lavorare alla sua tesi di dottorato su "Filippo II, la Spagna e il mondo mediterraneo nel XVI secolo", sotto la direzione (formale) di Georges Pagés • 1923-32 - per nove anni insegna storia e geografia nelle scuole superiori in Algeria, prima a Costantina, poi ad Algeri; durante le vacanze estive lavora nell'archivio spagnolo di Simancas e negli archivi delle principali città del Mediterraneo, dove ha modo di incontrare numerosi studiosi stranieri, fra i quali Hearl Hamilton e Federico Chabod. Ad Algeri conosce Paule che più tardi diverrà sua moglie. • 1927 - chiede consiglio per la tesi a Lucien Febvre che gli suggerisce di rovesciare la prospettiva protagonista/sfondo, portando in primo piano la civiltà mediterranea • - interrompe per breve tempo l'insegnamento per svolgere il servizio militare in Germania • 1930 - in occasione del congresso storico per il "Centenario della conquista francese" (di cui è il vice segretario) incontra ad Algeri Henri Berr • 1931 - incontra ad Algeri Henri Pirenne, invitato a tenere un ciclo di conferenze sul mondo islamico e il Mediterraneo. • 1932-34 - ritorna in Francia e per due anni insegna nei licei di Parigi. • 1934-35 - ottiene un incarico di insegnamento alla Sorbona nel quadro dei programmi preparatori all'agrégation (storia dell'America Latina) • 1935 - scopre nell'archivio di Ragusa le serie delle corrispondenze commerciali; non avendo altri strumenti a disposizione, "fotografa" i documenti con una vecchia cinepresa rallentata • 1935-37 - per due anni insegna alla nuova università di San Paulo del Brasile. Durante tutto l'inverno (periodo di vacanze) studia negli archivi italiani (Palermo, Napoli, Roma, Firenze, Genova).

  40. Dall’incontro con Febvre alla direzione delle “Annales” (1937-1956) • 1937 - durante il ritorno in piroscafo dal Brasile alla Francia (venti giorni) incontra Lucien Febvre, di ritorno dall'Argentina: nasce l'amicizia fra i due • - su proposta di Febvre è nominato "directeur d'études" alla IV sezione dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes ("Histoire des peuples ibériques et de la Méditérranée Occidentale du Moyen Age au XVIII siècle") • 1939 - poco prima dello scoppio della guerra si prepara alla redazione della sua tesi di dottorato; rilegge e riordina tutte le schede redatte nel corso di quindici anni di ricerche. • 1940-45 - a novembre è catturato dai tedeschi e trascorre quasi cinque anni di prigionia, prima all'Oflag XII B di Magonza (1940-42) - dove ha diritto a frequentare la biblioteca universitaria -, poi all'Oflag XC presso Lubecca; durante la prigionia scrive "a memoria" la prima stesura della sua tesi e ne espone le linee generali in un ciclo di conferenze rivolte agli altri prigionieri. Grazie alla Croce Rossa e all'ambasciata svizzera riesce a trasmettere a Lucien Febvre i capitoli della sua tesi. • 1945 - nel mese di marzo è liberato e ritorna a Parigi • 1946 - tiene un corso semestrale sull'America latina contemporanea all'Institut d'Etudes Politique • 1947 - discute la sua tesi di dottorato su "Il Mediterraneo e Filippo II" • - gli viene negata la cattedra di storia moderna alla Sorbona (è considerato un geografo e non uno storico); fra i suoi avversari è Pierre Renouvin • 1947 - con un contributo della statunitense "Rockfeller Foundation" nasce la Sixième Section dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes (EPHE), non abilitata a concedere titoli accademici (direttore per le ricerche storiche: L. Febvre; direttore per le ricerche economiche: Ch. Morazé) • 1949 - a quarantasette anni Braudel pubblica la prima edizione del suo capolavoro La Méditerranée et le Monde méditerranéen à l'époque de Philippe II (la traduzione italiana - sconsigliata all'editore Einaudi da Delio Cantimori, ma voluta da Federico Chabod - apparirà nel 1953). • - è nominato (su proposta di Febvre) alla cattedra di civiltà moderna del Collége de France e condirettore (accanto a Febvre) del Centre de Recherches Historiques dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes • - approfondisce il rapporto con Ernest Labrousse, invitato a collaborare alle "Annales" • 1949-54 - è nominato presidente della commissione d'esami per l'ammissione all'insegnamento di storia nelle scuole superiori (jury d'agrégation) • 1956 - dopo la morte di Febvre assume la direzione delle "Annales"

  41. La Maison des sciences de l’homme di Parigi • 1958 - pubblica l'articolo Histoire et sciences sociales; la "longue durée" , in risposta all'Anthropologie structurale di Claude Lévy-Strauss. • 1963 - per iniziativa del Ministero dell'Educazione Nazionale e con un contributo della statunitense "Ford Foundation" nasce la Maison des Sciences de l'Homme , da tempo voluta da Braudel e destinata a riunire tutti i centri di ricerca di "scienze umane" in un'unica modernissima sede che sarà inaugurata solo nel 1970 (Braudel ne è presidente e amministratore) • - pubblica un manuale di storia contemporanea per le classi terminali dei licei: Le monde actuel. Histoire et civilisation (ristampato nel 1968 col titolo Grammaire des civilisations). • 1966 - esce la seconda edizione francese, riveduta e corretta, de La Méditerranée. • 1967 - esce il primo volume dell'opera Civilisation matérielle et capitalisme , intitolato Les structures du quotidien (trad it. 1977); seguiranno nel 1979 il secondo ed il terzo volume: Les jeux de l'exchange (trad it. 1981) e Les temps du monde (trad it.1982). • 1968 - alla fine dell'anno F. Braudel lascia la direzione delle "Annales", chiamando a far parte del nuovo comitato di direzione alcuni storici della generazione più giovane: E. Le Roy Ladurie, J. Le Goff, M. Ferro, A. Burguière, J. Revel • 1972 - si ritira dalla direzione della rivista e dalle principali cariche accademiche: J. Le Goff diviene presidente della VI section ; E. Le Roy Ladurie direttore delle "Annales" • 1975 - la Sixième Section si trasforma in Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) - con sede al n.54 di Boulevard Raspail -, finalmente abilitata a concedere titoli accademici post-laurea (dottorato III ciclo e dottorato di stato) • 1977 - François Furet diviene direttore dell'EHESS, sostituendo Jacques Le Goff. • 1984 - a coronamento della sua lunga carriera Braudel è nominato Accademico di Francia. • 1985 - Braudel muore improvvisamente a Parigi il 29 novembre, all'età di 83 anni. • 1986 - esce postumo il libro L'identité de la France.

  42. L’emergere della terza generazione Fra microstoria ed etnostoria

  43. La terza generazione delle “Annales” J. Le Goff E. Le Roy Ladurie F. Furet C. Ginzburg

  44. Il ricambio generazionale • 1970 - con la decisione, assunta da Braudel nel 1968, di lasciare ai suoi collaboratori più giovani la direzione della rivista, emerge e si afferma la "terza generazione" degli storici delle "Annales“: • Jacques Le Goff • Emmanuel Le Roy Ladurie • François Furet, • Maurice Agulhon • André Burguière • Jacques Revel • Roger Chartier • Tratto comune alla biografia di molti di loro è l'aver militato, fra gli anni '40 e‘50, nel Partito Comunista Francese, allontanandosene poi - spesso in modo traumatico - dopo la crisi del 1956. L'abbandono del marxismo e la crisi d'identità politica degli anni sessanta conduce probabilmente alcuni di loro al rifiuto della storia politica e alla ricerca di una nuova "scientificità" nello strutturalismo e nelle scienze sociali.

  45. Storia e struttura • 1971 - il fascicolo monografico delle "Annales" su Histoire et structure (XXXI, 1971), a cura di A. Burguière, conclude e ricompone la discussione - aperta nel 1958 - fra storici, sociologi e antropologi: il "nemico" viene non già affrontato, ma inglobato, mostrando che le innovazioni che esso propone sono già state pensate e realizzate nella pratica storiografica. • La guerra tra lo strutturalismo e la storia non avrà luogo. Questo numero speciale non nasce dall'intenzione di rilanciare una contesa retorica promossa dalla moda, ma al contrario dall'intenzione di approfittare di una congiuntura di specificazione (A. Burguière) • - sul medesimo fascicolo F. Furet pubblica l'articolo L'histoire quantitative et la construction du fait historique, XXXI (1971), pp.63-75, nel quale si propone la storia quantitativa e seriale come nuova frontiera della ricerca: • in questa prospettiva il "dato", il documento non esiste di per se stesso, ma solo in rapporto alla serie che lo precede e lo segue; il "fatto storico" è un fenomeno scelto e costruito in funzione del suo carattere di ripetitività.

  46. "Storici ed antropologi cacciano la medesima selvaggina, ma la cucinano in maniera diversa". • 1972 - al compimento dei settant'anni di età Braudel si ritira anche dalla direzione della rivista e dalle principali cariche accademiche: • J. Le Goff diviene presidente della VI section • E. Le Roy Ladurie direttore delle "Annales“ • 1974 - con il fascicolo XXIX della rivista - Pour une histoire anthropologique - inizia una riflessione critica sul rapporto fra storia e scienze sociali. • 1975 - la Sixième Section si trasforma in Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) - con sede al n. 54 di Boulevard Raspail -, abilitata a concedere titoli accademici post-laurea (dottorato III ciclo e dottorato di stato). La parabola istituzionale del gruppo di storici, sociologi antropologi ed economisti riuniti per la prima volta nel 1948 attorno a Lucien Febvre si compie con il riconoscimento ufficiale dell'autonomia e del prestigio dell'Ecole, equiparata ad una facoltà universitaria di "studi avanzati". • 1977 - François Furet - che contende con Le Roy Ladurie il ruolo di "delfino" di Braudel, pur essendone molto distante sia nelle premesse metodologiche che negli esiti di ricerca - diviene direttore dell'EHESS, sostituendo Jacques Le Goff.

  47. La terza generazione • Gli storici della "terza generazione" delle "Annales" tendono a configurare la loro disciplina più come "oggetto di una pratica discorsiva" che come "un modo di comprensione del reale". • "Essa tende ad assumere nei confronti delle altre scienze umane, proiettate in un lavoro di costruzione teorica, la funzione di un procedimento critico teso a impedire il costituirsi, nella forma di intellettualismo a base logico-formale, di una nuova sintesi senza soggetto". • Il lavoro degli storici rappresenterebbe dunque “l'estrema forza di resistenza contro l'avanzata dei processi di formalizzazione delle scienze dell'uomo". • "Ciò che sembra evidente nelle "Annales" della terza generazione è l'assenza di un chiaro progetto epistemologico che delimiti il campo di interferenze con le proposte teoriche delle altre discipline".

  48. Dopo Braudel le “Annales” alla ricerca dell’identità perduta

  49. Una difficile eredità • 1985 - dopo la scomparsa del "Maestro", con il quale la comunità intellettuale di tutto il mondo aveva finito per identificare la "scuola storica francese" e dietro la cui vulcanica ed affascinante personalità erano stati spesso coperti divergenze, dissensi e conflitti, si apre una crisi all'interno del gruppo dirigente delle "Annales". Mentre l'ottuagenario Charles Morazé (unico superstite del gruppo originario del 1948) resta a rappresentare la continuità della tradizione, Emmanuel Le Roy Ladurie, pur rimanendo nel comitato di direzione della rivista, diviene presidente della Biblioteca Nazionale di Parigi e Jacques Le Goff, più di altri disponibile ad intervenire anche sulla stampa quotidiana e settimanale e nelle rubriche culturali della televisione, ritaglia per sé il ruolo di ambasciatore internazionale della storiografia francese. Al tempo stesso François Furet, dedito ormai principalmente allo studio del pensiero politico europeo fra otto e novecento, lascia la direzione dell'EHESS e si trasferisce negli Stati Uniti all'Università di Princeton; mentre i più giovani André Burguière e Jacques Revel assumono, di fatto, la guida della rivista. In mancanza di un vero ed unico erede di Braudel, la direzione collegiale della rivista non riesce però a mantenere una fisionomia così netta come nel passato, oscillando dalla nuova erudizione al gusto per la provocazione intellettuale, in presenza di una sempre più evidente frammentazione dei temi di ricerca e degli approcci metodologici. • La crisi epistemologica che investe tutte le scienze sociali e le "discipline empiriche" tocca di conseguenza anche la storiografia che vive una difficile fase di crisi di identità. Gli stimoli critici maggiori provengono, in questo caso, dalla nuova linguistica americana e dalla filosofia decostruzionista secondo cui la pratica storiografica si riduce, in ultima analisi, alla produzione di testi che parlano di altri testi, senza poter più individuare un criterio di verità comune ed accertabile. In questa prospettiva viene negato ogni legame tra il racconto storico e le scienze sociali, così come fra la "rappresentazione narrativa" (la sola a poter essere rappresentata e quindi conoscibile solo attraverso la mediazione delle scienze del linguaggio) e la "realtà sociale" (inconoscibile perché non rappresentabile).

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