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Prof. Marco Bartoli

Le eresie antiche. Sin dagli inizi l'incontro della nuova religione con le suggestioni del pensiero greco non era stato privo di difficolt. L'inserzione della dialettica e del neoplatonismo nell'esegesi del messaggio evange-lico aveva suscitato divergenze di opinioni e contrasti determinati dall'in

december
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Presentation Transcript


    2. Le eresie antiche Sin dagli inizi lincontro della nuova religione con le suggestioni del pensiero greco non era stato privo di difficolt. Linserzione della dialettica e del neoplatonismo nellesegesi del messaggio evange-lico aveva suscitato divergenze di opinioni e contrasti determinati dallintensa passione intellet-tuale con cui si cercavano di spiegare e poi di esprimere con linguaggio adeguato, i rapporti tra padre e Figlio nella loro natura e nella loro reciproca derivazione. Dispute queste che nel permanere di un vivo entusiasmo religioso, percepito come condizione prima per avvicinarsi a Dio, potevano facilmente trasmodare nellintol-leranza pi acuta.

    3. Le eresie: un problema politico Latto con cui nel 325 il sovrano si vedeva costretto, sebbene con riluttanza, a convocare a Nicea e poi a presiedere il primo concilio ecumenico era il preannuncio di quella successiva e ambivalente collusione tra autocrazia e cristianesimo in virt della quale lepiscopato investiva lautocrazia del compito di preservare la vera fede la dissidenza religiosa veniva da quel momento equiparata allindisciplina civica.

    4. Le eresie in Occidente dopo il 1000 Le eresie cristologiche e trinitarie perdurano a lungo (si pensi allarianesimo in Occidente) Lultima grande eresia di questo genere la lotta iconoclasta (Leone III Isaurico) LOccidente medievale, attorno allanno mille, appare pacificato da un punto di vista dellortodossia Eppure sorgono nuovi fermenti religiosi che condurranno alla formazione di gruppi eterodossi.

    5. La Pataria Nel gennaio del 1045 muore larcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano. Lassemblea cittadina presenta una rosa di quattro candidati per la successione arcivescovile, che sottopone allattenzione dellimperatore Enrico III: Anselmo da Baggio, Landolfo Cotta, Arialdo da Carimate e Attone. Ma Enrico preferisce un favorire un esponente della nobilt feudale: Guido da Velate.

    6. due degli sconfitti allelezione arcivescovile milanese, Arialdo, magister artium, e Landolfo, noto come Cotta dettero luogo ad una forte azione moralizzatrice, inizialmente favoriti anche dalla prematura scomparsa dell'imperatore Enrico, che mise in difficolt Guido da Velate. Un primo scontro armato tra i simpatizzanti di Landolfo e Arialdo e i loro avversari si registra in occasione della processione in onore di san Nazario, il 10 maggio del 1057. Guido da Velate, impegnato a tutelare i propri interessi presso la curia imperiale, in un primo momento non dette troppa importanza al fatto, ma quando i Patarini pretesero dal clero milanese un giuramento formale di osservare la castit, si appell a Roma.

    7. Stessa cosa fecero, per, anche i suoi avversari e Stefano IX non vide altra soluzione, al fine di riportare un po di calma, che imporre la convocazione di un sinodo per discutere la situazione che rischiava di farsi sempre pi complicata, dal momento che Arialdo e i suoi si rifiutavano di far rientrare in citt larcivescovo Guido. Nel 1060 giunse a Milano la missione annunciata da Stefano IX e inviata dal suo successore Niccol II (1059-1061). Di essa faceva parte lo stesso Pier Damiani e Anselmo da Baggio, allora vescovo di Lucca, che era stato designato alla possibile successione arcivescovile di Ariberto (e che nel 1061 venne eletto papa col nome di Alessandro II)

    8. Tra il 1061 e il 1062 mor il compagno di Arialdo, Landolfo Cotta, per complicazioni polmonari a seguito di un attentato alla sua vita avvenuto due anni prima mentre pregava in chiesa, e gli successe, sia pur con riluttanza, il fratello Erlembaldo. Alessandro II (ovvero Anselmo di Baggio), per affermare il primato di Roma, lo appoggi apertamente, consegnandogli il vessillo della Croce o di San Pietro (il vexillum Petri), che sempre, da questo momento in poi, sar presente nelle vicende della Pataria.

    9. Investito direttamente dal pontefice di questo forte riconoscimento, Erlembaldo vot tutto s stesso nel movimento, giungendo a sfidare in campo aperto gli avversari (arrivando a imporre lelezione del nuovo arcivescovo). Confortato da tutto questo, Arialdo acutizz la lotta antisimoniaca, combattendo direttamente nel suo contado Guido da Velate, mentre Erlembaldo, nel 1066, recatosi nuovamente a Roma, fece ritorno con due bolle pontificie: una con la quale si scomunicava larcivescovo e laltra con la quale si chiedeva al clero milanese di sottomettersi alle decisioni di Roma.

    10. La situazione politica, per, andava cambiando: Enrico IV, uscito dalla minore et, nel 1065 diventa imperatore. Guido da Velate, che contava sul suo appoggio, convoc, nel giugno dell'anno successivo, unassemblea cui parteciparono gli stessi Arialdo ed Erlembaldo. Sfrutt loccasione per prendersi beffa della bolla di scomunica e, facendo leva sullo spirito autonomistico milanese, accus il movimento patarino Pataria di essere asservito alla chiesa romana. Arialdo e Erlembaldo si salvarono a stento da un tentativo di linciaggio. Guido lanci linterdizione su Milano, finch Arialdo fosse rimasto in citt, costringendo questultimo a lasciare Milano.

    11. SantArialdo Catturato dai sicari di Guido, Arialdo venne ucciso e il suo corpo fu gettato nelle acque del Lago Maggiore. Quando, alcuni mesi dopo, nel 1067, il suo corpo venne ritrovato (e la leggenda vuole che fosse miracolosamente integro), Erlembaldo, nel 1068, riusc a ottenere da papa Alessandro II la beatificazione di Arialdo e la scomunica dellarcivescovo.

    12. Alla morte di Guido da Velate, i suoi partigiani riuscirono a far eleggere arcivescovo Goffredo da Castiglione, designazione accettata da Enrico IV, che pretese dal candidato una congrua somma in danaro e limpegno di sradicare la Pataria dalla citt. Alessandro II reag scomunicando Goffredo e incaric Erlembaldo di impedirgli l accesso in citt. Erlembaldo contrappose la candidatura di Attone, subito accettata dal neopontefice Gregorio VII (1073-1085). Gli eventi precipitarono e nel 1075, in una serie di tumulti, venne assassinato lo stesso Erlembaldo.

    13. Pietro de Bruis Le fonti: di lui scrisse brevemente Abelardo [Introductio ad Theologiam II,4 in PL 178, 1056] e gli diresse un vero trattato Pietro il Vene-rabile, abate di Cluny [Contra petrobrusianos hereticos, PL 189, 723; Tournhoult 1968]. L'attivit ereticale di Pietro de Bruis si svilupp nello spazio di circa 20 anni, a partire dal 1112-1113.

    14. Pietro de Bruis vag dalle Alpi, dove le scarse fonti lo vedono nascere, alle regioni della Provenza, predicando di terra in terra la sua fede, comp atti che suscitarono rumore intorno al suo nome, come quando egli e i suoi seguaci, il giorno del Venerd Santo, arsero delle croci e vi arrostirono delle carni, cibandosene di fronte al popolo. Il suo metodo di predicazione lo espose a numerosi pericoli fino a quando fu catturato e arso sul rogo a St-Gilles, imprigionato dallo stesso popolo che lo aveva acclamato ma che non toller pi le modalit eccessive con cui Pietro protestava contro la Chiesa.

    15. Pietro considerava come unica fonte da seguire il Vangelo. Riteneva che le testimonianze evangeliche avevano in s una forza intrinseca di credibilit che escludeva ogni errore, tutte le altre scritture, Vecchio e Nuovo Testamento, erano soggette a dubbio per il fatto che esse poggiavano la loro validit sulla Chiesa stessa. Per Pietro de Bruis la Chiesa era testimone secondario e tramandava quanto aveva appreso e udito. I pietrobrusiani credevano che la Chiesa fosse la congregazione dei fedeli, di coloro cio che credevano nel Vangelo, inteso come unica e vera testimonianza apostolica, rifiutando ogni gerarchia e ogni esteriorit formale. Nella Chiesa di Pietro de Bruis quello che contava era il Vangelo e la fede, e ognuno poteva essere salvo solo per la sua propria fede e non per l'intervento degli altri.

    16. Pietro de Bruis sosteneva che il battesimo cattolico, somministrato ad un neonato, non era altro che un lavacro corporeo, che avrebbe pulito le sue membra, ma non avrebbe dato certo la remissione dei peccati. Da questa teoria derivavano due conseguenze molto importanti: 1. la necessit di dare il battesimo in et di ragione; 2. l'affermazione della presenza del peccato originale in chi non era battezzato. I cristiani veri potevano pregare Dio ovunque. I pietrobrusiani erano cos convinti dell'inutilit delle chiese come sede fisica ecclesiastica, da non esitare ad abbattere gli edifici stessi.

    17. Anche la croce fu oggetto di distruzione in quanto elemento che ricordava la passione e la morte di Cristo. Nelle teorie pietrobrusiane anche l'eucarestia rientrava tra i culti ecclesiastici negati. Pietro de Bruis sosteneva che l'atto di condividere il pane e il vino come suo corpo e sangue nel corso dell'ultima cena da parte di Cristo, fu un atto unico, mai pi ripetuto dopo di lui. Il sacramento dellEucaristia non ha dunque valore. Il sogno di Pietro de Bruis era una Chiesa tutta spirituale, senza edifici di culto, senza riti esteriori, come la messa, senza segni materiali come la croce.

    18. Il monaco Enrico Le dottrine di Pietro de Bruis non svanirono con la morte sul rogo. La sua eresia fu infatti ripresa da un suo seguace, il monaco Enrico. La pi importante fonte sul monaco il resoconto di un contraddittorio tenuto tra l'eretico e il monaco Guglielmo in un codice di Parigi e in uno di Nizza. Dalle fonti il monaco Enrico risulta di nascita e di lingua francese e lo ritroviamo a predicare nella citt di Le Mans e in molte altre zone della Francia, a partire dal 1116. Proprio a Le Mans il monaco Enrico inizi con grande successo la sua predicazione, seguito da un grande ardore religioso. Da esso si pass ad una vera e propria insurrezione dei cittadini contro il clero.

    19. Le Mans, nel secolo XI, aveva pi volte provato, soprattutto nel 1070, di erigersi a libero comune cercando di spezzare le catene con l'ordinamento normanno. Cos la situazione era gi movimentata quando apparve il monaco Enrico. Il popolo reag con tale fervore alle sue predicazioni che solo lintervento del vescovo Ildeberto di Lavardin consent di superare la crisi, fino a che gli fu ritirata l'autorizzazione a predicare. Alla base della sua dottrina Enrico poneva in rilievo i vizi del clero e sobillava il popolo contro di esso. Ma la sua ancora non pu definirsi "eresia".

    20. Si presume infatti che dopo l'episodio di Le Mans, Enrico avesse incontrato Pietro de Bruis. Quest'ultimo, con le sue idee, e influendo su un animo gi esacerbato, spinse Enrico decisamente sulla via della rottura completa con la Chiesa. Nel 1132-1135 Enrico spezza, coscientemente, ogni rapporto con la Chiesa. La base della sua fede il Nuovo Testamento. Come per Pietro de Bruis, anche per Enrico il battesimo costituisce un rito di adesione alla fede cristiana con la sola acqua, senza le unzioni con olio.

    21. A differenza di Pietro, Enrico negava del tutto il peccato originale: secondo lui il bimbo che moriva senza essere stato battezzato, si salvava senz'altro. Riguardo al sacramento della comunione, rispetto a Pietro de Bruis, Enrico non negava che si potesse celebrare la messa e dare la comunione, sempre per che il sacerdote fosse degno di compiere questi riti. Enrico sostiene l'idea della confessione reciproca tra i fedeli e con essa la perdita del valore della gerarchia ecclesiastica. Infine Enrico sosteneva l'importanza della povert nella gerarchia ecclesiastica. I vescovi, i sacerdoti, i cardinali non dovevano avere onori n denaro, non dovevano spendere in indumenti di Chiesa.

    22. Nel 1134 Enrico fu condotto di fronte al Concilio di Pisa e tra le varie questioni anche le dottrine enriciane furono solennemente condannate. Enrico si mostr arrendevole, rilasci una piena confessione e abiur completamente, accettando di entrare nel monastero di Citeaux. Qui Enrico non arriv mai o ne fugg prestissimo. Della sua morte non si sa molto.

    23. Il catarismo leresia catara [appare] come la manifestazione, sul piano religioso, dellinquietudine esistenziale di una larga parte delle masse, specialmente urbane, tra i secoli XII-XIV, in relazione alle difficolt dogni genere, sociali, economiche e politiche relative alla formazione di una nuova societ, quella che sar poi la societ del Quattrocento e dellet moderna.

    24. Questo movimento raccoglie e, per molti aspetti, mette in evidenza il malessere vario, diffuso, molteplice duna societ che faticosamente, tormentosamente, spesso tra lotte non di rado anche sanguinose, si viene costruendo le sue articolazioni, le sue nuove forme di vita in un incessante travaglio, nel quale vengono eliminate direzioni sbagliate, tentativi vari ed inutili, speranze mal riposte o addirittura infondate, mentre i partecipi di questo processo di trasformazione navvertono - e spesso ne soffrono in prima persona e direttamente - tutta la durezza e spesso lindifferente crudelt

    25. Del pari, parlano il pi possibile ai laici della vita dissoluta dei chierici e dei preti della Chiesa di Roma. Riferiscono nel dettaglio della superbia, della cupidigia, dell'avarizia, dell'immoralit e di tute le altre colpe che conoscono. E a sostegno di ci invocano l'autorit, secondo quanto ne capiscono e ne riescono a citare, del Vangelo e delle loro lettere contro la condizione dei preti, dei chierici e dei religiosi, che chiamano farisei e falsi profeti, capaci di dire, ma non di fare.

    26. I valdesi Il domenicano Bernardo Gui (1261-1331) scrisse un manuale, la Practica inquisitionis heretice pravitatis, dove si caratterizzano le idee e i comportamenti degli eretici pi pericolosi e diffusi nel XIII secolo. Qui bisogna toccare in breve del metodo di insegnamento e di predicazione proprio degli eretici Valdesi. Vi sono tra loro due categorie: alcuni sono perfetti, e questi si chiamano propriamente Valdesi. Costoro, dopo un'adeguata preparazione, sono ricevuti nell'ordine secondo un rito apposito col compito di istruire altri

    27. Essi dichiarano di non avere nulla di proprio, n case n propriet n dimora; se qualcuno di loro aveva gi preso moglie, la lascia quando viene accolto. Dicono di essere i successori degli apostoli, e sono i maestri e i confessori degli altri Valdesi: essi vanno per il paese facendo visita ai discepoli e confermandoli nell'eresia. I discepoli e coloro che si definiscono credenti provvedono alle loro necessit. Ovunque arrivino i perfetti, i credenti si comunicano a vicenda la notizia della loro presenza, e ci si riunisce nella casa dove sono ospitati per vederli e udirli. Mandano a loro ogni sorta di buone cose da mangiare e da bere, ascoltano poi la loro predicazione in assemblee che si tengono soprattutto di notte, quando gli altri dormono o si riposano

    28. Talvolta predicano sul Vangelo e le Epistole oppure degli esempi e delle sentenze dei santi; e allegando queste autorit esclamano: Questo detto nel Vangelo o nella lettera di san Pietro o di san Paolo o di san Giacomo. Oppure dicono: Questo dice il tal santo o il tale dottore; e ci fanno perch le loro parole siano pi credute da chi ascolta. Hanno Vangeli e Epistole di solito in volgare e anche in latino, perch qualcuno di loro lo capisce. Alcuni sanno leggere e talvolta leggono ci che dicono o predicano; ma a volte predicano senza libro. Cos fanno ovviamente quelli che non sanno leggere, ma che hanno imparato ogni cosa a memoria. Come si gi detto, essi predicano nelle case dei loro credenti, ma talvolta anche in viaggio o sulle strade.

    29. Gerardo Segarelli 1260 in coincidenza con lanno che per i gioachimiti doveva segnare linizio dellet dello Spirito santo, a Parma inizia la sua vita apostolica Gerardo Segarelli 1274 il 2 Concilio di Lione abolisce tutti gli ordini mendicanti, eccetto Minori, Predicatori, Agostiniani e Serviti Gerardo continua a predicare: Penitenagite. attorno a lui si raccolgono dei discepoli, anche se lui rifiuta di farsi riconoscere come capo 1300 Gerardo messo al rogo

    30. Fra Dolcino 1300 appare alla ribalta fra Dolcino con la sua prima lettera 1303 Zaccaria di SantAgata messo al rogo, Dolcino in diocesi di Trento e scrive la sua seconda lettera 1305 Clemente V eletto papa. A Bologna continuano i processi contro gli Apostolici 1306 Dolcino scrive la terza lettera. Con unepica marcia giunge nel vercellese, sul monte Zebello. Clemente V concede lindulgenza a chi combatter gli eretici 1307 gli eretici sono sconfitti, il 1 luglio Dolcino suppliziato.

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