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MAURIZIO QUADRIO

MAURIZIO QUADRIO. Un valtellinese che ha lottato per l’unità d’Italia. A cura della classe 3^C della Scuola secondaria di primo grado G.P. Ligari in collaborazione con il dott. Adriano Stiglitz, direttore della Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio. (anno scolastico 2010/2011).

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MAURIZIO QUADRIO

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Presentation Transcript


  1. MAURIZIO QUADRIO Un valtellinese che ha lottato per l’unità d’Italia A cura della classe 3^C della Scuola secondaria di primo grado G.P. Ligari in collaborazione con il dott. Adriano Stiglitz, direttore della Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio. (anno scolastico 2010/2011)

  2. Maurizio Quadrio in una dedica di Mazzini Amico “non della ventura” da dodici anni, e Uomo devoto alla Patria e alla santa Causa del Vero più di qualunque altro io abbia mai conosciuto per attività e per costanza, serba come ricordo mio e d’un amicizia che non morrà mai finch’io viva e – spero- neppure allora, questo libretto del tuo Giuseppe Napoli 3 ott. 60 A Maurizio Quadrio

  3. 1829 Moti polacchi E’ ad Odessa

  4. 1859 Seconda guerra d’indipendenza 1866 Direttore del giornale L'Unità Italiana

  5. Arte Musica Abiti 1800 Alimentazione Giochi Trasporti

  6. La musica Nell’ 800 anche la musica subisce una trasformazione: nasce il romanticismo. I musicisti romantici non utilizzano più gli schemi rigidi del classicismo, ma si sentono liberi di esprimere le proprie emozioni nelle loro composizioni. Tra i compositori romantici ricordiamo Rossini, Chopin, Strauss, Mendelssohn, Schumann, Paganini, Beethoven … Beethoven Rossini Chopin vai a 1800 vai a 1800

  7. Non possiamo dimenticare il nostro Giuseppe Verdi, la cui musica è stata la colonna sonora del Risorgimento. Una rappresentazione del coro del Nabucco, opera lirica di Verdi. vai a 1800

  8. L’arte Nel 1819 viene definita romantica la scuola che mira alla rappresentazione fedele di profonde e toccanti emozioni, mentre nel 1829 l'attributo romantico viene esteso a molti fenomeni collaterali delle arti visive, entrando nel gergo delle sarte, delle modiste e persino dei pasticcieri, romantico è tutto ciò che ha un'aria di inverosimile, irreale e fantastico, tutto quello che si contrappone all'arte accademica definita forzata, artificiale dogmatica e priva di fantasia. Un dipinto romantico è facilmente riconoscibile perché fa largo uso di panorami naturali sterminati e violenti. Caspar David Friedrich, Viandante nella nebbia(1818), Amburgo vai a 1800

  9. Gli Abiti vai a 1800

  10. L’alimentazione I contadini avevano un' alimentazione molto povera, infatti al Nord si cibavano con polenta di mais, al Sud con pane di frumento e non mangiavano quasi mai la carne, perché riservata alle grandi occasioni. Gli operai delle città avevano un' alimentazione più varia, era abbondante l' uso del pane di frumento e al Nord anche della polenta di mais e del riso, al Sud della pasta. La carne compariva in quantità moderata nella dieta degli operai specialmente quella ovina e le viscere dei bovini; consumavano anche formaggio e latte e assumevano proteine grazie ai legumi. Vi fu un’ inchiesta nel 1885 secondo la quale il consumo del vino era consistente tra gli operai settentrionali, che ne bevevano tre litri a settimana mentre quelli meridionali quasi sei. Van Gogh, I mangiatori di patate vai a 1800

  11. I trasporti I principali mezzi di trasporto nell’ ottocento erano: Le diligenze Il treno Il battello a vapore L’omnibus vai a 1800

  12. La lippa Il gioco della «lippa» è praticato dai bambini per la sua semplicità nelle regole e nella pratica. E’ un gioco vecchio ma non molto antico: le prime testimonianze certe risalgono al 1800. La «lippa» è formata da due pezzi di legno : uno forma la mazza ed uno, la lippa, di solo 10 centimetri, ben appuntito da entrambi i lati.  vai a 1800

  13. La lippa: il regolamento Il gioco consiste nel colpire la punta della ‘’lippa’’(con il pezzo a terra) e nel colpirla nuovamente al volo per lanciarla il più lontano possibile. In genere,in passato, si sceglieva una strada non molto trafficata. I monelli dovevano mandarla più lontano possibile. vai a 1800

  14. Le pigotte Sono veri e propri giocattoli per i bambini,che hanno anche uno scopo decorativo o da collezione ed un significato culturale, utilizzate in cerimonie o rituali come una rappresentazione fisica della divinità. Le pigotte sono le bambole di pezza, un tempo fatte con gli stracci, oggi vengono costruite da volontari per la campagna “Adotta una pigotta “ dell'Unicef”. vai a 1800

  15. AURELIO SAFFI Vai a “Patrioti”

  16. AURELIO SAFFI Aurelio Saffi, nato a Forlì, il 13 ottobre 1819 e morto il 10 aprile 1890, è stato un patriota e politico italiano. Importante figura del Risorgimento italiano, Saffi aderì al pensiero mazziniano, di cui è considerato l’erede politico. Vai a “Patrioti”

  17. AURELIO SAFFI Seguì gli studi di giurisprudenza presso l’università di Ferrara, laureandosi nel 1841, ma iniziò l’attività politica nella sua città natale, Forlì. Nel 1845 fu nominato consigliere comunale e segretario provinciale. Vai a “Patrioti”

  18. AURELIO SAFFI L’elezione di Pio IX suscitò inizialmente il suo entusiasmo, ispirandosi al pensiero neoguelfo di Cavour ma ben presto Saffi si accostò alle idee mazziniane. Dopo la fuga del papa Pio IX da Roma, Saffi fu eletto deputato alla Costituente nel 1848. Vai a “Patrioti”

  19. AURELIO SAFFI Saffi partecipò alla costituzione della Repubblica Romana di cui fu ministro degli Interni e fece parte l Triumvirato con Carlo Armellini e Giuseppe Mazzini. Vai a “Patrioti”

  20. AURELIO SAFFI Tale esperienza politica fu di durata molto breve in quanto la nuova Repubblica cadde l’11 luglio 1849. Saffi dapprima si ritirò in esilio a Civezza, in Liguria, poi raggiunse Mazzini in Svizzera, dove scrisse la “Storia di Roma”, opera letteraria rimasta incompiuta. Vai a “Patrioti”

  21. AURELIO SAFFI Successivamente si trasferì a Londra, dove in seguito venne raggiunto da Giuseppe Mazzini. Ritornò in patria solo nel 1852, per pianificare una serie di moti che ebbero luogo a Milano nel 1853 ma che ebbero esito negativo. Così Aurelio fu condannato in contumacia a venti anni di carcere e fu costretto a rifugiarsi di nuovo in Inghilterra. Vai a “Patrioti”

  22. AURELIO SAFFI Qui conobbe Giorgina Janet, figlia dello scozzese Sir John Craufurd (trascrizione italiana del cognome Crawford) e di Sophia Churchill (antenata del Primo Ministro inglese Winston Churchill),ardente mazziniana, con la quale si sposò nel 1857 ed ebbero quattro figli maschi. Vai a “Patrioti”

  23. AURELIO SAFFI GIORGINA JANET CRAUFURD SAFFI In questo ritratto Giorgina indossa il medaglione d’argento, dono di Mazzini. Vai a “Patrioti”

  24. AURELIO SAFFI In Inghilterra collaborò con vari giornali e insegnò lingua e letteratura italiana a Oxford. Rientrò in Italia nel 1860 dove raggiunse a Napoli Mazzini. Vai a “Patrioti”

  25. AURELIO SAFFI Ormai Saffi aveva acquisito molta popolarità in Italia e non solo. Grazie a Mazzini nel 1861 venne eletto deputato al parlamento del nuovo Regno d’Italia. Dopo pochi anni, nel 1864 tornò a vivere a Londra, ma nel 1867 ritornò in Italia. Vai a “Patrioti”

  26. AURELIO SAFFI Aurelio Saffi stabilitosi definitivamente in Italia, partecipò a diverse insurrezioni. Nell’ agosto 1874 fu arrestato con altri esponenti repubblicani e prosciolto dopo alcuni mesi. In seguito Saffi si trasferì a Bologna, dove continuò la sua carriera di insegnante universitario. Vai a “Patrioti”

  27. AURELIO SAFFI La casa di Saffi a Bologna Vai a “Patrioti”

  28. AURELIO SAFFI Nel 1872 perse il caro amico e collega Mazzini e in sua memoria volle pubblicare gli scritti dello scomparso, arrivando fino al volume quattordicesimo. Il 10 aprile 1890 morì a San Varano, presso Forlì. Vai a “Patrioti”

  29. AURELIO SAFFI Ad Aurelio Saffi sono dedicate numerose vie e piazze in molte città italiane, tra cui la più importante nella sua città natale, dove sorge un monumento alla sua memoria. Noi lo ricordiamo perché è proprio grazie a lui e ai suoi scritti conservati nel fondo Maurizio Quadrio che abbiamo capito molto di più sulla vita di questo patriota. Vai a “Patrioti”

  30. SILVIO PELLICO Silvio Pellico nato a Saluzzo il  24 giugno 1789 morto a Torino il 31 gennaio 1854. E’ stato un patriota, scrittore e poeta italiano, noto soprattutto come autore di ”Le mie prigioni”. Vai a “Patrioti”

  31. SILVIO PELLICO Dopo gli studi a Pinerolo e a Torino, si reca a Lione per fare pratica nel settore commerciale con lo zio. Al rientro in Italia, nel 1809, si stabilisce a Milano; qui, giovane entusiasta della poesia neoclassica, frequenta Vincenzo Monti e Ugo Foscolo. Vai a “Patrioti”

  32. SILVIO PELLICO Comincia allora a scrivere, per il teatro, tragedie in versi di impianto classico come Laodamia e di Messina. Risulterebbe essersi associato alle logge massoniche. Vai a “Patrioti”

  33. SILVIO PELLICO Nel 1814 diventa istitutore nella casa del conte Porro Lambertenghi a Magenta. Stringe relazioni con personaggi della cultura europea come Madame de Stael e Friedrich von Schlegel e italiana come Federico Confalonieri,  Gian Domenico Romagnosi e Giovanni Berchet. Vai a “Patrioti”

  34. SILVIO PELLICO In questi circoli venivano sviluppate idee Tendenzialmente liberali e rivolte alle possibilità di indipendenza nazionale: in questo clima nel 1818 viene fondata la rivista Il Conciliatore, di cui Pellico è redattore e direttore. Vai a “Patrioti”

  35. SILVIO PELLICO Il 18 agosto 1815 a Milano viene rappresentata la sua tragedia Francesca da Rimini, composta nel 1813 nel castello di Murisengo. La tragedia reinterpreta l'episodio dantesco alla luce delle influenze romantiche e risorgimentali del periodo lombardo Pellico e gran parte degli amici facevano parte della setta segreta di tipo carbonaro dei cosiddetti "Federati"; questa venne scoperta dalla polizia austriaca: il 13 ottobre 1820, Pellico, Piero Maroncelli e altri vennero arrestati. Vai a “Patrioti”

  36. SILVIO PELLICO Da Milano furono condotti alla prigione dei Piombi di Venezia, vi rimasero dal 20 febbraio 1821. Qui, il 21 febbraio gli venne letta la sentenza: morte (…) commutata in quindici anni di carcere duro, da scontarsi nella fortezza di Spielberg. La notte fra il 25 ed il 2 marzo 1822 partirono: attraverso Udine e Lubiana giunsero alla fortezza dello Spielberg a Brno in Moravia. Vai a “Patrioti”

  37. SILVIO PELLICO Metternich ammise che il libro aveva danneggiato l'Austria più di una battaglia perduta. Va ricordato anche che scrisse un testo di Memorie dopo la scarcerazione, andato perduto. Vai a “Patrioti”

  38. SILVIO PELLICO La dura esperienza carceraria, che si conclude con la grazia imperiale e il rimpatrio nel 1830, costituisce il dell'opera autobiografica Le mie prigioni, che ebbe grande popolarità ed esercitò notevole influenza sul movimento risorgimentale, anche se il suo tono dolente non si avvicinava agli atteggiamenti dei patrioti più giovani.  Vai a “Patrioti”

  39. SILVIO PELLICO Successivamente Pellico pubblicò altre  tragedie: Gismonda da Mendrisio, Leoniero, Erodiade, Tommaso Moro e Corradino. Pubblicò anche il libro morale I doveri degli uomini (1834) e Poesie di genere romantico. Travagliato da problemi familiari e fisici, negli ultimi anni della sua vita interruppe la produzione letteraria e visse come segretario e bibliotecario di Juliette Colbert a Palazzo Barolo. Vai a “Patrioti”

  40. SILVIO PELLICO Le mie prigioni è il titolo del libro di memorie scritto da Silvio Pellico. Si articola in un arco di tempo che va dal 13 ottobre 1820, data in cui l'autore venne arrestato a Milano per la sua adesione ai moti carbonari, al 17 settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa. In esso Pellico descrive la sua esperienza di detenzione prima ai Piombi di Venezia e poi nel carcere dello Spielberg, accomunata a quella dell'amico Piero Maroncelli in seguito alla commutazione della condanna a morte ricevuta a detenzione in carcere duro. Vai a “Patrioti”

  41. CIRO MENOTTI Ciro Menotti nasce a Carpi il 22 gennaio 1798, muore a Modena il 26 maggio 1831 . È stato uno dei primi patrioti italiani. Fin da giovane provò un forte sentimento democratico e patriottico che lo portò a ifiutare la dominazione austriaca in Italia. Vai a “Patrioti”

  42. CIRO MENOTTI Nel gennaio del 1831 Menotti organizzò una sollevazione, cercando il sostegno popolare e l'approvazione dei rinomati circoli liberali che stavano nascendo in tutta Italia. Il 3 febbraio 1831, dopo aver raccolto le armi, Menotti radunò molti congiurati nella propria abitazione, poco distante dal Palazzo Ducale di Modena per organizzare la rivolta. Vai a “Patrioti”

  43. CIRO MENOTTI Il duca fece circondare dalle sue guardie la casa. Ciro Menotti fu catturato e imprigionato. Il 28 febbraio 1831 un tentativo di far evadere Menotti fallì. La sentenza di morte venne eseguita nella Cittadella e fu pubblicata solo dopo l'esecuzione, allo scopo di evitare possibili disordini e rivolte. Vai a “Patrioti”

  44. GIUSEPPE MAZZINI Nacque a Genova il 22 Giugno 1805, la famiglia apparteneva alla borghesia di professionisti con ristrette possibilità economiche, ma con la ferma fede in principi morali e civili. Il padre medico era un cattolico osservante e aveva una formazione culturale integrata con le idee illuministiche diffuse in quel periodo. Vai a “Patrioti”

  45. GIUSEPPE MAZZINI Collabora successivamente con alcuni giornali reazionari quali "Indicatore Genovese " e "Indicatore Livornese" , viaggia in Toscana e compie affiliazioni anche con i lombardi per reclutare addetti alla carboneria. Vai a “Patrioti”

  46. GIUSEPPE MAZZINI Viene riconosciuto Maestro dell'ordine nel 1830, ma successivamente viene arrestato in seguito ad una provocazione poliziesca e rinchiuso nel carcere di Savona dove verrà liberato per mancanza di prove 1831. Vai a “Patrioti”

  47. GIUSEPPE MAZZINI Mazzini fondò altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di altri stati europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia e infine la Giovine Europa. Dopo il fallimento dei moti del 1848, durante i quali Mazzini era stato a capo della breve esperienza della Repubblica Romana insieme ad Aurelio Saffi e Carlo Armellini Vai a “Patrioti”

  48. GIUSEPPE MAZZINI Nel 1870 furono amnistiate le due condanne a morte comminate al tempo del Regno di Sardegna. Mazzini rientrò in Italia e si dedicò subito all'organizzazione di moti popolari in appoggio alla conquista dello Stato della Chiesa. L'11 agosto partì in nave per la Sicilia, ma il 14, all'arrivo nel porto di Palermo, fu tratto in arresto e recluso nel carcere militare di Gaeta. Vai a “Patrioti”

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