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Lezioni di Pedagogia sociale

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  1. Lezioni di Pedagogia sociale Dott.ssa M.Francesca Ghiaccio II semestre aa. 2009/2010

  2. Pedagogia sociale: definizione del suo profilo • Rapporto tra Educazione e società • Volto attuale della pedagogia sociale • Una pedagogia sociale per la riflessività • La pedagogia sociale sapere inquieto e aperto

  3. Rapporto tra pedagogia e società “ Ogni qual volta proponiamo di discutere un nuovo movimento nell’educazione, è praticamente necessario mettersi dal punto di vista più ampio, quello sociale” (J.Dewey, 1899) “ Le modificazione che soproavvengono nel metodo e nei programmi dell’educazione sono prodoti della situazione sociale mutata, sono uno sforzo di andare incontro alle esigenze della nuova società che è in trasformazione” (J.Dewey, 1972)

  4. In queste riflessioni dedicate all’evoluzione del sapere pedagogico, Dewey da grande enfasi al concetto di “nuova educazione”, un idea questa che va ridefinendo, grazie anche all’adozione di una nuova prospettiva prassica e teorica, il rapporto tra educazione e società conferendo una particolare attenzione alla condizione culturale e sociale dell’uomo. La prospettiva, la lente focale dal quale viene colto tale legame è la nuova identità del soggetto post-moderno.

  5. Un’identità scissa, frammentaria, problematica, contraddittoria, immersa in una molteplicità emotiva che non riesce a gestire e comprendere, coinvolta in una molteplicità di ruoli sociali mutevoli e instabili. • Un soggetto occidentale, post-moderno, spaesato e disorientato immerso in una crisi determinata da un processo di “decostruzione radicale” che ha animato il pensiero filosofico e pedagogico del novecento. Un uomo demens ma anche ludens, sapiens, poeticus … un soggetto contraddistinto dal paradigma della complessità e della pluralità emotiva, culturale, cognitiva, ecologica … un cittadino che oggi necessita “apprendere a vivere il proprio tempo individuale e collettivo” (Morin, 2000)

  6. E l’educazione, come sostiene Morin, deve contribuire all’autoformazione della persona e insegnare a diventare cittadini. (Morin, 2000). Tutto ciò conduce a interrogarsi e a ridefinire le opportunità emancipative nonché a riscoprire i luoghi di incontro e di intesa nei quali poter dar vita a un lavoro educativo che pone al centro l’uomo e la sua storia.

  7. Promuovere occasioni in cui dar vita a riflessioni che partono dall’uomo e che nel compiersi nella società, fanno dell’educazione una forza conoscitiva. Promuovere una costante ricerca di riqualificazione del quotidiano. Compito della pedagogia e ripensare e indagare questa dimensione post-moderna dell’uomo sociale oggi e, in quanto sapere educativo, deve porsi in un ottica di comprensione critica e autorevole. Nei confronti di un uomo inteso come persona “ personache sappia prendere le distanze dalla tetraggine dei copioni prestabiliti che sappia ridere e danzare e che non si neghi l’esperienza del dolore […] un soggetto lieve è desiderante, ha buona possibilità di uscire dal gregge e di sfufggire ai ricatti e alle minacce perché ha una strada aperta davanti a sé.”

  8. Se ogni individuo costruisce un modello di sé che nasce in interazione con la società dobbiamo riconoscere che è mutata la società, che è mutato l’uomo e che deve mutare anche l’educazione. Un’educazione che diviene formazione di un soggetto libero, plurale e aperto. Un’educazione che va articolandosi su un paradigma ermeneutico che sottolinei la complessità del farsi-sociale del soggetto. Un’educazione come interpretazione o ricostruzione continua dell’esperienza del formarsi sociale del soggetto.

  9. La crescita e la maturazione fanno riferimento ai concetti di educazione e di formazione. Educazione: significa fare riferimento a un attività direttiva mediante la quale realizzare modelli sociali e comportamenti funzionali alla sopravvivenza del soggetto e del gruppo di appartenenza. Essa diviene sinonimo di con-formazione: cioè accettazione di strutture sociali, culturali, linguistiche, antropologiche, psicologiche. Un modello di inculturazione. “Il modo in cui veniamo preparati a comprendere la realtà, a interpretare gli stimoli e a controllarli attraverso le nostre stesse risposte” (Trisciuzzi).

  10. L’educazione assumendo un carattere più sociale e istituzionale, pone in rilievo più la con-formazione e la guida, il costituire processi funzionali a modelli sociali; si educa secondo valori o modelli e questo ruolo è svolto da un soggetto differente rispetto a chi viene educato. Cioè l’azione educativa diviene un attività con-formatrice, direttiva, più autoritaria. Un’accezione di educazione riduttiva per l’uomo post-moderno che in questi termini non si configura come una risorsa, come generatrice di valori e come sfida al post-moderno.

  11. Una sfida che si sostanzia di teorie ed esperienze formative, che siano a sostegno dell’uomo e del suo percorso di cittadinanza mondiale e che guardino con sempre maggiore sensibilità a tutti quei bisogni e a quelle necessità che caratterizzano la quotidianità. Allora la pedagogia ha il compito di pensare a un modello di formazione diverso e alternativo rispetto alla pervasività del mercato globalizzato, al potere economico e delle nuove tecnologie che rischiano di sedare la dimensione ludica e creativa dell’uomo.

  12. Formazione: diviene “regolatore pedagogico” in una società del disincanto. Uno strumento di presa di coscienza e di consapevolezza collettiva e individuale. Una formazione in grado di porre ogni individuo in condizione di poter gestire in maniera significativa e consapevole il proprio tempo, la propria storia, nonché i propri spazi. Formazione è intesa come raffigurazione e costruzione della coscienza collettiva per la difesa della dignità della persona. Formazione: come regolatore di coscienze e come strumento del comprendere in quanto ogni individuo potrebbe attraverso la personalizzazione del consumo e la costruzione di una soggettività cognitiva (“testa ben fatta”; Morin, 2000) sganciarsi dall’omologazione e massimificazione del pensiero.

  13. Formarsi per poter abitare in maniera significativa la società post- moderna e multiculturale, esercitando il proprio diritto di cittadinanza che non è semplice riconoscersi all’interno di un contesto bensì essere in grado di reinterpretare la propria funzione sociale di cittadino del mondo.

  14. Dunque, ciò comporta: • Ri-descrivere il concetto di educazione, cioè dando vita a un concetto che s’innesta all’interno di un percorso sociale e culturale molto difficile e complesso. • L’uomo è alla ricerca di una nuova identità e l’educazione-pedagogia sociale oggi ha il dovere di studiare le strategie più nuove per sostenerlo in questo faticoso viaggio. • Ogni individuo è artefice e fruitore di un progetto formativo sempre più dinamico e dentro questa realtà si muove con moderazione e incertezza. • L’idea di un’educazione che non viene sostituita dal di formazione, ma assume un aspetto nuovo maggiormente calato nelle dinamiche relazionali non istituzionali, più legato al soggetto e all’ambiente. • Viviamo in un epoca del disincanto e delle sfide pedagogiche nel quale diventa sempre più centrale quel processo di “auto-formazione” perché offre all’uomo post-moderno la possibilità di gestire in modo autonomo le problematiche sociali e le potenzialità di essere soggetto in crescita e costruzione.

  15. Il volto attuale della pedagogia sociale Nel 1899 Paul Nartop sosteneva “la comunità è l’unica e vera grande educatrice di ogni uomo ed è per questa ragione che si rende necessario approntare uno strumento specifico di analisi del fenomeno stesso”. Questo strumento, in grado di affrontare le sfide epocali sia per ciò che concerne le problematiche umane, sia per ri-leggere in chiave moderna il dualismo uomo-cultura, è la pedagogia sociale.

  16. Alla pedagogia spetta il compito di ri-leggere e ri-flettere criticamente sulla realtà e sulle possibilità che ha l’educazione di incidere sui sistemi e nessi sociali. E in tale veste va, rispetto ad altri saperi, ricoprendo un ruolo centrale in quanto essa per vocazione orienta e coordina in maniera funzionale rispetto all’oggetto delle ricerca: uomo-società-cultura. La pedagogia sociale: è quella voce critica che nel corso degli anni e attraverso l’evoluzione epistemologica delle scienze dell’educazione si è incardinata al centro delle dinamiche sociali, politiche, etiche, economiche e culturali … e si è andata definendo non solo come semplice approccio teorico a questioni sottoposte a indagine ma bensì come una tecnologia avanzata del sapere educativo.

  17. Infatti, la pedagogia coordina tutti quei saperi, quelle scienze che sono in grado di fornire dati e informazioni significative per meglio rappresentare e comprendere l’iter formativo del soggetto. Questo perché le scienze dell’educazione non possiedono un focus dedicato alla formazione del soggetto in senso assoluto o paritario ma si occupano di alcuni aspetti particolari di quel viaggio lungo e complesso che conduce alla maturità. La pedagogia non solo si interroga su questi aspetti e processi teorizzandoli ma li affronta in situazione attivando una serie di pedagogie (familiare, scolastica, degli adulti) o di problemi emergenti (pluralità culturale) che vanno ad animare percorsi coordinati dall’educare e dal formare.

  18. Ciò implica la necessità di: • Rivedere e ripensare la pedagogia come quel sapere che non solamente “pensa” l’agireeducativo ma lo progetta e lo rende possibile nella misura in cui riesce a contestualizzarlo. • Porre al centro della teoria educativa la categoria dell’intenzionalitàintesa come intento conoscitivo, volontà trasformativa e migliorativa, come consapevolezza epistemica e capacità di costruire e interpretare il futuro.

  19. Pedagogia sociale: oggi possiede quelle caratteristiche speciali e necessarie per compiere indagini conoscitive in grado di porre in relazione fenomeni genericamente sociali (politici- economici- culurali) con esperienzeprettamente educative e rielaborare una teoria del soggetto che ponga nuovamente al centro del dibattito formativo l’uomo e le diverse dimensioni dell’umano. Pedagogia sociale: un sapere interdisciplinare e critico guidato da una riflessione sul sociale e il suo senso è legato al fissare intenzioni che devono decidere se porsi al servizio del sistema sociale o “fondarlo” facendo valere come soggetto cardine proprio la formazione di un “soggetto integrato e critico”.

  20. Una pedagogia sociale per la riflessività Rapporto tra pedagogia sociale e pedagogia generale è un rapporto complesso e dialettico, così come accade per le altre scienze, dando così quell’apertura tematica e progettuale essenziale per teorizzare criticamente l’agire educativo. Il focus del discorso pedagogico è sempre legato alla partecipazioneattiva dell’individuo e allo sviluppo del pensierocritico che nasce grazie al dialogo e al confronto con i tanti saperi che abitano il nostro tempo.

  21. La pedagogia sociale non solo si occupa di indagare i nessi che intercorrono tra il mondo del soggetto e le tante agenzie e istituzioni che interferiscono nel progetto di vita ma si occupa in primis di ipotizzare scenari futuri senza avanzare la pretesa di farcela da sola, ma “utilizzando” conoscenze e linguaggi molteplici provenienti dalle altre discipline nella convinzione di essere chiamata a svolgere un ruolo importante: preparare l’uomo a gestire in maniera critica la realtà e la cultura del proprio tempo.

  22. L’educazione e la riflessione pedagogica deve occuparsi della condizione umana e soprattutto deve condurre ogni individuo a riflettere con sensibilità sulla propria condizione di cittadino globale e di costruttore sociale, così da promuovere una qualche forma di emancipazione sia per stesso che per gli altri. La pedagogia sociale, attraversa criticamente questi saperi, li orienta, li intepreta per costruire teoria pedagogica del soggetto post-moderno fondamentale per tracciare gli itinerari di crescita e di sviluppo di ogni individuo.

  23. Il volto arboreo della pedagogia sociale consiste proprio in questo suo movimento di apertura e di dialogo nei confronti di quel bosco scientifico. Un apertura che nel ridefinire i suoi compiti, nonché promuovere l’adozione delle tecniche di riflessività, ripone al centro di ogni discorso pedagogico il soggetto: l’uomo post-moderno, quell’uomo inquieto, sensibile alle suggestioni mass-mediatiche e disorientato dal mercato dei consumi che niente offre alla qualità del pensiero ma imbandisce il nostro presente di oggetti preziosi e false speranze.

  24. Essendo una disciplina che si pone molteplici obiettivi di ricerca, nonché una scienza che possiede numerosi ambiti tematici, la pedagogia sociale, necessita di tecnicheoperative sempre nuove e aggiornate e soprattutto in grado di usufruire del contributo proveniente da altri ambiti disciplinari. In maniera particolare è attraverso la narrazione del privato che meglio si possono scoprire e interpretare le necessità dell’uomo di oggi. Tecniche e metodologie che si pongono nelle dimensioni dell’ascolto e del dialogo.

  25. La pedagogia sociale cioè ha il compito di osservare attentamente i soggetti, cogliere le loro particolarità e le loro differenze e, di dover essere, intenzionalmente disposta a costruire nuove realtà comunitarie basate sulla relazione e condivisione.

  26. Sapere aperto e inquieto • Funzione e ruolo • Statuto epistemico • Pedagogia sociale e pedagogia critica

  27. Funzione Interrogarsi sulla funzione della pedagogia sociale conduce a fare riferimento al dibattito che, in ambito sociologico, ha visto coinvolti due studiosi, Habermas e Luhman, all’interno di un volume scritto a quattro mani (“Teoria della società o tecnologia sociale”; 1971) nel quale le posizioni dei due vanno assumendo posizioni opposte. O meglio, una posizione “funzionalista”che attinge a una fenomenologia del vissuto, dell’esperienza vissuta irretita nel sociale e da esso dipendente, pur declinandosi nella dimensione del senso (Luhman); e una posizione “critica” connessa la discorso, all’argomentare, alla cooperazione comunicativa in grado di far emergere le tensioni del sociale (Habermas).

  28. Un dibattito che non solo promuove una riflessione sul ruolo e sull’identità della pedagogia sociale ma che consente anche di cogliere la tipologia di azione educativa da essa promossa. • Come sostenne Vuoso (“Prassi pedagogica o tecnica sociale”, 1983) tale dibattito ha una valenza pedagogica, in quanto pone in risalto, per un verso, una pedagogia che acquista le forme di una tecnica di razionalizzazione del sistema sociale declinandosi in senso funzionalistico e, dall’altro una pedagogia critica della società che nel porre al centro l’uomo e la sua emancipazione si costruisce su un’agire comunicativo e argomentativo. • Due modelli pedagogici che se da un lato, possono essere colti in una relazione contraddistinta dall’aut–aut, dall’altra possono conferire forma a un legame caratterizzato dall’et-et.

  29. Et-et: ovvero “integrazione dialettica nella differenza”. • Educare al presente/educare al futuro; • Educare a modelli sociali e comportamenti funzionali al sistema sociale/educare alla trasformazione sociale; • Educare per la trasmissione sociale/educare per la trasformazione sociale Esse si configurano come due dimensioni di un sapere che si integrano, che si includono, che si richiamano reciprocamente. Diviene necessario non solo accompagnare un soggetto nell’acquisizione di competenze tecniche e sistemiche, rendendolo “adeguato” e “abile” a e all’interno del proprio contesto sociale, ma significa anche dare spessore a una razionalità critica, all’appagamento di bisogni ulteriori, di utopia.

  30. Il dibattito Luhman/Habermas ha posto in evidenza l’a-priori chiave della pedagogia sociale il suo tendersi tra funzionalità e criticità, il suo mediare dialetticamente queste due frontiere, il suo gestire tale tensionalità. Una tensionalità oggi più che mai caratterizzante la nostra epoca Globale (tesa all’unità, all’uniformità, alla funzionalità, all’omologazione) e Complessa (polimorfismo, dissenso, contrasto)

  31. Statuto epistemico La pedagogia sociale si configura intrecciata in modo radicale con alcuni dibattiti aperti sia in ambito pedagogico, sia in ambito sociologico. Nella pedagogia come sapere dell’educazione/formazione, nella sociologia come sapere funzionalistico e critico. Ciò che emerge è una pedagogia sociale in grado di gestire sia la sua tensione funzionale, sia la sua tensione critica.

  32. La pedagogia sociale si modella su “discorsi duplici”. Essa è discorso critico, critico dell’ideologia, critico della scienza/tecnica, teso verso un’utopia critica. La teoria critica ci consegna il modello più maturo di pedagogia sociale capace di accogliere i mutamenti tecnologici e sistemi della società, ma allo stesso tempo consente di criticarne la strutture, gli ordini, gli scopi e di innovare modelli e traguardi. L’agire educativo/formativo ha sempre due fuochi: è ellitico. Si tratta di coltivare un pensiero progettuale e operativo insieme, connesso alle istituzioni, alle loro regole, ai loro modelli, nonché all’acquisizione e trasmissione di tale ordine sociale, ma anche capace di dar voce al dissenso, di conferire forma al contrasto, di accogliere le emergenze e le marginalità, ovvero promuovere trasformazione sociale.

  33. La pedagogia sociale conforma, guida, socializza, integra ma analizza, segue e conferisce forma ai mutamenti. Abita il dissenso e il contrasto presente in un sistema sociale. La pedagogia sociale rappresenta appieno il “doppio legame” della pedagogia con la teoria e la prassi. La pedagogia sociale, infatti, si configura come quella riflessione, dotata di un dinamismo costante, che nasce in seno all’analisi intenzionale dell’azione educativa-sociale espletata. Un azione e una riflessione educativa-sociale che riflette l’articolazione interna della pedagogia sociale.

  34. Articolazione riguardante: • Le istituzioni presenti nella società (famiglia, scuola, tempo libero, lavoro) nonché il loro dinamismo, il loro continuo trasformarsi e modificarsi. • I gruppi sociali (di genere, culturali, etnici) nonché i bisogni educativi e le emergenze che essi continuamente avanzano.

  35. Un agire educativo-sociale contrassegnato: • Come un agire di cura • Come un agire intenzionale • Come un agire dialettico La cura è una categoria chiave dell’operatività educativa. Una relazione di cura si fonda sull’incontro, sull’ascolto, sul dialogo, sulla comprensione profonda … e in quanto tale fa leva sull’interpretazione che a sua volta richiama una molteplicità di conoscenze. Una cura che nel farsi professionalità esige a sua volta, in chi la pratica, un prendersi cura di sé costante.

  36. Un agire intenzionato che si affranca dall’estemporaneità confluendo nella progettualità. L’intenzione promuove la conoscenza, la comprensione, s’imbatte nella particolarità e promuove la delineazione di un disegno che si completa e si arricchisce in itinere. L’intenzionalità confluisce nel progetto, nei fini, negli obiettivi, nella chiarificazione axiologica, nel monitoraggio costante. Un agire dialettico e contrastativo che nasce nel conflitto e nel dissenso. Esso si configura come un processo carico di tensioni che a sua volta genera tensioni.

  37. Un agire di cura, intenzionato e dialettico che si pone come regolatore della pedagogia sociale in quanto riflessione nutrita di teoria, teoria critica ma pensata voluta e realizzata per l’azione o dall’azione. Da ciò si evince il volto plurale e problematico, lo statuto debole e tensionale dell’agire educativo. Un agire che promuove cambiamento, trasformazione e innovazione.

  38. Nesso con la pedagogia critica Come i diversi ambiti del sapere pedagogico anche la pedagogia sociale mantiene un rapporto sempre più stretto con la pedagogia critica. La pedagogia critica è quel dispositivo che s’interroga sulla generalità del sapere pedagogico, affinché esso si decanti sia come un sapere, sia come una prassi, mettendo in luce i principi eidetici e regolativi dai quali deve ricevere una costante sollecitazione critica. Ovvero di analisi, di reintegrazione, d’interpretazione permanente e integrale, … animata da una volontà di tener fermo il modello più alto e completo del fare pedagogico.

  39. La pedagogia critica, soprattutto, negli ultimi tempi, è andata diffondendosi e sviluppandosi in diversi Paesi assumendo differenti forme e modelli ma tutti questi presentano un focus comune: Tenere ferma un’analisi della complessità della pedagogia e di delinearne un quadro plurale, tensionale, dialettico con funzione intenzional-regolativa e di applicazione critica ai modelli e alle soluzioni in corso.

  40. Un innesto, un legame quello tra pedagogia sociale e pedagogia critica che possiamo definire fisiologico in quanto necessario per tener ferma l’identità e la vocazione della pedagogia sociale. Un ruolo e un’identità non lineari ma bensì plurale, articolata, tensionale. Un innesto che assume le forme di uno stile cognitivo analitico e problematico, legato a delle scienze che interroga continuamente. Una stile filosofico-critico, riflessivo e aperto, metacognitivo, regolato da una teoria critica della società.

  41. La pedagogia sociale attraverso il legame con la pedagogia critica và definendosi come un sapere produttivo e trasformativo. Un sapere che si nutre di queste scienze ma non dipende da esse in quanto i dati e le informazioni di queste vengono letti, ri-letti, interpretati, usati ed elaborati secondo il suo specifico che è l’educazione e la formazione e la tensionalità stessa presente tra queste due.

  42. Pedagogia socialesettori di intervento Consulenza e formazione continua La consulenza come oggetto di studio della pedagogia: “un processo volto ad aiutare il soggetto ad elaborare un progetto educativo su di sé e sugli altri”. L’obiettivo, dunque, ora sarà quello di far emergere la dimensione pedagogica del processo di consulenza mettendo in luce gli elementi che concorrono ad una più precisa definizione di consulenza educativa e a una sua migliore qualificazione pedagogica.

  43. Relazione di aiuto e società complessa L’urbanizzazione, la nuclearizzazione della famiglia, l’automazione del lavoro, l’emancipazione della donna, l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione hanno radicalmente modificato le relazioni sociali e familiari, conducendo l’individuo a confrontarsi con il disorientamento e la frammentarizzazione, privo del supporto degli schemi interpretativi globali del passato. L’accentuazione individualistica degli interessi personali, il primato della ragione e del pensiero critico, associato alla poca considerazione del sentimento e alla ricerca immediata del piacere hanno gettato le premesse per una crisi dei valori che è anche crisi. La parcellizzazione e la complessità minano le potenzialità della famiglia, alla quale però è richiesto di essere sempre più forte ridare senso, ordine e futuro alla società. La crisi dei riferimenti axiologici provoca disorientamento, con il conseguente disagio legato alla scarsa progettualità esistenziale

  44. In questa situazione risulta arduo e complicato per gli adulti assumere una chiara funzione educativa. La carenza di adulti significativi in grado ad aiutare le persone ad affrontare i compiti educativi che di volta in volta la vita pone loro di fronte, li induce a cercare nelle diverse figure professionali (i cosiddetti “esperti”) le soluzioni ai bisogni emergenti. Così in questa situazione aumentano le richieste di aiuto e di presa in carico ai Servizi Pubblici. Si assiste, in un certo senso, ad una sorta di paradosso: nella nostra società individualista aumenta il bisogno di aiuto e di relazione tra le persone. I bisogni educativi e la conseguente ricerca di aiuto sembrano caratterizzare i momenti cruciali delle varie fasi della crescita, dando origine a fasi di transizione che esigono e necessitano di specifici sostegni educativi per far fronte ai nuovi compiti di sviluppo, trasformando le potenziali crisi in occasioni di cambiamento.

  45. In riferimento a ciò si sono sviluppate le cosiddette “professioni di aiuto”: operatori di diversi ambiti professionali (educativo, sanitario, riabilitativo, sociale, psicologico) che mettono la propria professionalità al servizio di persone che hanno bisogno di sostegno.Una relazione di aiuto, due soggetti profondamente coinvolti in una relazione di scambio, dove entrambi impareranno qualcosa. Un rapporto assimetrico in cui l’operatore e il cliente portano risorse, competenze, emozioni differenti, ma in cui il vettore relazionale non è unidirezionale, non va soltanto dall’operatore verso il cliente bensì coinvolge in un processo dinamico entrambi gli attori della relazione. Dal punto di vista pedagogico stabilire un’autentica relazione d’aiuto significa stabilire una relazione integrativa e integrante, con la quale comporre complementarità e simmetria, uguaglianza e differenza alla luce della parità valoriale delle persone coinvolte nella relazione educativa. Una relazione che nasce dalla negoziazione dei significati attribuiti all’azione altruistica dal soggetto che offre sostegno e da colui che lo riceve. Un rapporto di reciprocità, una relazione che promuove una forma di contatto, finalizzato allo sviluppo e alla crescita di quest’ultimo. Così la relazione d’aiuto è considerata spesso come un’opportunità per stimolare e incrementare l’empowerment della persone in stato di bisogno

  46. L’empowermwnt indica il processo di ampliamento delle potenzialità del soggetto, in modo da aumentare le abilità personali e la possibilità di controllare attivamente la propria vita. La relazione d’aiuto crea le premesse, in quanto volta alla promozione delle capacità del soggetto, per la realizzazione di uno dei compiti fondamentali dell’uomo: educarsi al cambiamento in modo attivo per essere protagonista del proprio divenire. Il cambiamento è connaturato all’esperienza umana, il compito educativo è governare tale cambiamento alla luce del progetto esistenziale e dei valori che lo ispirano. L’educazione della persona mira a promuovere la consapevolezza di sé, lo sviluppo delle potenzialità, la crescita e il cambiamento dell’individuo attraverso un processo intenzionalmente strutturato sostenuto da una prospettiva axiologica.

  47. Esiste, infatti, una stretta connessione tra relazione educativa e processo di consulenza, sebbene la prima non si esaurisca nella seconda. La Consulenza educativa si mostra come un sostegno offerto alla persona per la sua piena realizzazione, come percorso formativo volto ad aumentare l’autonomia del soggetto attraverso lo sviluppo delle sue potenzialità e capacità. Essa pertanto, si configura come una delle iniziative di formazione permanente, cioè tra quelle esperienze che si prefiggono di rendere la persona sempre più consapevole delle proprie risorse, sostenendola nell’acquisizione delle abilità necessarie per prevenire o gestire in modo adeguato eventuali difficoltà incontrate. Caratterizzandosi pedagogicamente, la consulenza, si configura come uno strumento in grado di sostenere l’uomo e la sua esigenza a fronteggiare situazioni problematiche e di crisi, promuovendo lo sviluppo di una personalità autonoma, libera e consapevole.

  48. Essa, pertanto, non si delinea esclusivamente come un rapporto educativo improntato alla reciprocità nel quale educatore ed educando scoprono che ciascuno è portatore di un dono e di una differenza insostituibile con i quali scoprire in modo incessante il perché dell’agire. In questo senso, prestare attenzione al significato pedagogico-educativo della consulenza non può eludere il tema delle solidarietà. La solidarietà poggia su un vincolo d’indipendenza all’interno della comunità ed esprime un atteggiamento dello spirito più che una scelta pragmatica; più che una scelta operativa e professionale, la solidarietà esprime un modo d’essere dell’uomo, rimanendo alla sua interrelazione con l’altro. Pertanto, affrontare la tematica della consulenza educativa significa approfondire la questione della relazione interpersonale e della natura dialogica dell’essere umano, cioè addentrarsi in uno di quei domini fondamentali della riflessione pedagogica.

  49. L’evento educativo si realizza soprattutto come relazione In Italia ancora oggi mancano studi organici attorno al tema del couselling: difficoltà alla quale si associa, la difficoltà di definizione e di delimitazione concettuale a causa dell’introducibilità del termine e della sua contiguità con la psicoterapia e altre forme di aiuto psico-sociale. Il termine consulenza pur non essendo perfettamente coincidente con quello di “couselling” sembra comunque esprimerein modo preciso il concetto che si vuole descrivere

  50. Cosa non è l’attività di couselling: • dare consigli • dare informazioni • azioni dirette • insegnamenti Se ciò fosse, l’aiuto si configurerebbe come un intervento dell’operatore che offre la propria competenza per la soluzione dei problemi. Il protagonista è e rimane il consulente dinnanzi a chi chiede aiuto: il destinatario. L’aiuto dipende dalla capacità che l’esperto ha di riuscire a colmare, il vuoto o l’assenza che contraddistingue lo stato di bisogno