1 / 27

I “Comportamenti Problema” delle persone con autismo

I “Comportamenti Problema” delle persone con autismo. Valutazione ed intervento. Dott.Marco de Caris m.decaris@email.it. Presupposti Fondamentali. Il Comportamento è comunicazione Il Comportamento è una funzione delle interazioni tra la persona e l’ambiente

josiah
Télécharger la présentation

I “Comportamenti Problema” delle persone con autismo

An Image/Link below is provided (as is) to download presentation Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author. Content is provided to you AS IS for your information and personal use only. Download presentation by click this link. While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server. During download, if you can't get a presentation, the file might be deleted by the publisher.

E N D

Presentation Transcript


  1. I “Comportamenti Problema” delle persone con autismo Valutazione ed intervento Dott.Marco de Caris m.decaris@email.it

  2. Presupposti Fondamentali • Il Comportamento è comunicazione • Il Comportamento è una funzione delle interazioni tra la persona e l’ambiente • L’Intervento deve affrontare le variabili che mantengono il comportamento • I risultati devono essere valutati dal punto di vista funzionale

  3. Valutazione Trattamento Valutazione

  4. Livelli della Valutazione e dell’Intervento sul Comportamento • Individuare e Modificare l’ecologia (variabili ambientali) del comportamento bersaglio • Identificare e Manipolare le contingenze che controllano il comportamento bersaglio • Insegnare comportamenti alternativi che sono funzionalmente equivalenti per sostituire il comportamento bersaglio • Insegnarecomportamenti a lungo termine che affrontano e soddisfano i motivatori del comportamento bersaglio

  5. Comportamenti problematici:cosa sono? • Si definiscono “problematici” quei comportamenti che: • Interferiscono con l’apprendimento e con lo sviluppo in generale • Possono provocare danni alla persona stessa che li emette, ad altri o ad oggetti • Sono considerati inaccettabili da un punto di vista sociale

  6. Comportamenti che NON sono da considerarsi “problematici”: • Non vengono considerati “problematici” quei comportamenti che, per quanto particolari o bizzarri • Non interferiscono con lo sviluppo sociale, cognitivo ed affettivo della persona • Non creano danni a lei, ad altri o ad oggetti

  7. Comportamenti problematici:la definizione operativa (1) • La definizione operativa riguarda i comportamenti osservabili, mentre non riguarda: • Classi di comportamenti (comportamenti “sociali” “aggressivi” ecc…) • Ipotesi sulle motivazioni (comportamenti che derivano da “frustrazione” “gelosia” ecc…) • Giudizi (comportamenti più o meno “adeguati” “negativi” ecc…)

  8. Comportamenti problematici:la definizione operativa (2) • La definizione operativa riguarda i comportamenti osservabili, che devono essere definiti in maniera tale che chiunque osservi deve potersi trovare d’accordo sul fatto che il comportamento è stato emesso o meno. Ad esempio: • Tira calci • Sputa • Rovescia una sedia • Si colpisce con il palmo della mano aperta sulla guancia • Si colpisce con il pugno chiuso destro sulla tempia destra mentre morde la mano sinistra sotto l’attaccatura del pollice

  9. Comportamenti problematici:la valutazione • Valutazione quantitativa (quante volte?) • Rilevazione della frequenza • Valutazione qualitativa (perché?) • Analisi funzionale

  10. La valutazione quantitativa dei comportamenti problematici (1) • A cosa serve? • Aiuta a comprendere la rilevanza del problema • Aiuta a comprendere se esistono momenti, orari o situazioni maggiormente problematiche nella giornata • Consente di verificare la riduzione del comportamento grazie all’intervento mettendo in relazione il “prima” e il “dopo” • Consente di verificare che sia proprio l’intervento che sta funzionando (e non altre variabili)

  11. La valutazione quantitativa dei comportamenti problematici (2) • Come si fa? • Si “conta” il comportamento, ovvero la cosiddetta “unità funzionale” del comportamento • Il conteggio si può fare secondo diverse modalità (in genere si “campiona” il tempo…) e viene riportato su schede • Il conteggio fatto viene riportato su grafico • Esistono particolari modalità di identificare la frequenza che rispondono ad esigenze diverse di ricerca (disegno sperimentale), e quindi tipi particolari di schede e grafici (es: scatterplot) • La cosa più sensata, è utilizzare la modalità più agile e utile

  12. La valutazione quantitativa dei comportamenti problematici (3) • Gli elementi fondamentali • La “linea di base”: il conteggio dei comportamenti prima dell’intervento • La fase di intervento: il conteggio dei comportamenti durante l’intervento • La sospensione dell’intervento: il conteggio dei comportamenti a intervento ultimato (o, temporaneamente, come verifica dell’efficacia dell’intervento) • Il follow up: il conteggio dei comportamenti dopo un certo tempo dalla fine dell’intervento (come verifica del mantenimento dei risultati)

  13. La valutazione qualitativa dei comportamenti problematici (1) • A cosa serve? • Serve a cogliere i rapporti fra il comportamento problematico della persona e l’ambiente che lo circonda  • E quindi a definire il senso ovvero la funzione comunicativa di quel comportamento

  14. La valutazione qualitativa dei comportamenti problematici (2) • Come si fa? • La valutazione qualitativa dei comportamenti problematici si fa attraverso L’analisi funzionale

  15. Analisi funzionale • A Antecedenti: • Tutto ciò che viene prima o precede il comportamento B, ovvero • Data, orario, situazione • Persone presenti • Attività in corso • Cosa fa l’interlocutore subito prima del comportamento B • B Comportamento: • Il comportamento problematico • C Conseguenze: • Tutto ciò che segue il comportamento B, ovvero • Cosa cambia nell’ambiente • Cosa fa l’interlocutore subito dopo il comportamento B

  16. Scheda di analisi funzionale

  17. Scheda complessa di analisi funzionale

  18. Analisi funzionale • Cosa cambia fra gli antecedenti e le conseguenze? • La persona fugge o si sottrae o fa cessare una situazione antecedente (in questo caso l’antecedente si definisce “avversivo”) • Il comportamento problematico produce una chiara variazione nella risposta dell’interlocutore, procurando alla persona che lo emette: • Attenzione, particolari risposte comunicative o relazionali • Oggetti o accesso ad attività in cui la persona si impegna di frequente (in questo caso la conseguenza si definisce “rinforzante”)

  19. Analisi funzionale • Qual è la FUNZIONE del comportamento? Attenzione! La funzione è relativa a quella persona in quella situazione e può variare nel tempo e in situazioni diverse. Nessun comportamento ha una funzione “fissa” ovvero nessun comportamento ha sempre lo stesso senso

  20. Influenze sui Gravi Problemi di Comportamento Contesti biologici Contesti sociali Contesti fisici Setting Events Stimulus Events Fuga Tangibili Attenzione sociale Feedback sensoriale Gravi Problemi di Comportamento Da: Durand (1990)

  21. Dalla valutazione all’intervento Severe Challenging Behavior Gravi problemi di comportamento Mantenuto da: Apprendimento Di routines sociali Rinforzo positivo Ottenere oggetto Conseguenze Sensoriali Rinf. Sensoriale Conseguenze Sensoriali: Riduzione Arousal Fattori Organici Rinforzo Negativo: Fuga Rinforzo positivo Att Sociale Piano di Trattamento Piano di Trattamento Piano di Trattamento Piano di Trattamento Piano di Trattamento Piano di Trattamento Piano di Trattamento

  22. Dalla Valutazione Funzionale alla programmazione dell’Intervento

  23. interv. conseguenze Ignorare programmato Attesa contingente/accesso contingente Time out (allontanamento dagli stimoli rinforzanti) Comp. alternativo Rinforzo Differenziato di comportamenti alternativi funzionalmente equivalenti Rinforzo Differenziato di alternative comunicative (Insegnamento della Comunicazione Funzionale) Se il comportamento problematico è mantenuto da:RinforzoPositivo (attenzione sociale o rinforzi materiali)

  24. Intervento attraverso il compito Arricchire l’ambiente di lavoro con rinforzi Presentare il compito con modalità alternative Ridurre le difficoltà del compito (semplificarlo) comunicazione e rinforzo Insegnare modalità alternative di rifiuto Stessa richiesta con rinforzo Dare rinforzi più potenti Se il comportamento problematico è mantenuto da: Fuga/Evitamento delle Richieste

  25. Se il comportamento problematico è mantenuto da:Perdita di Rinforzo • Programmare un accesso frequente e prevedibile al rinforzo nell’arco della giornata • Gradulità crescente del tempo di transizione dalla perdita di rinforzo al ri- accesso al rinforzo • Insegnare ad “aspettare”, dando riferimenti visivi del passare del tempo • Insegnare modalità di comunicazioni alternative • Permettere l’accesso come “guadagno” – “rinforzo”

  26. Se il comportamento problematico è mantenuto da:Conseguenze Sensoriali • Attenuare le conseguenze sensoriali • Sostituire con un rinforzo più appropriato funzionalmente compatibile • Permettere di “guadagnarsi” il rinforzo sensoriale

  27. Validità Sociale il grado al quale gli interventi comportamentali producono risultati socialmente e clinicamente validi • Validità sociale delle finalità del trattamento dei comportamenti bersaglio prescelti • Validità sociale delle procedure d’intervento • Validità sociale dei risultati del trattamento, compresi gli effetti collaterali positivi e negativi a lungo termine

More Related