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Le aree monetarie ottimali e l’esperienza europea

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Le aree monetarie ottimali e l’esperienza europea

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  1. Le aree monetarie ottimali e l’esperienza europea

  2. Organizzazione della lezione • L’evoluzione della moneta unica europea • L’euro e la politica economica dell’area dell’euro • La teoria delle aree monetarie ottimali • Il futuro dell’UME • Sommario

  3. Introduzione • I paesi dell’Unione Europea hanno progressivamente ristretto le fluttuazioni reciproche delle loro valute. • Tale processo è culminato con la nascita dell’euro avvenuta il primo Gennaio 1999. • Questa lezione è incentrata sulle questioni seguenti: • Come e perché l’Europa ha introdotto la moneta unica? • L’euro porterà benefici alle economie dei suoi stati membri? • In che modo l’euro influenzerà i paesi esterni all’Unione Monetaria Europea (UME)? • Quali insegnamenti fornisce l’esperienza europea in relazione ad altri possibili programmi di unificazione delle monete?

  4. Introduzione Figura 10-1: paesi membri dell’area dell’euro a partire dal 1° Gennaio 2001

  5. Introduzione • Participating countries: 15 Member States of the European Union are participating in the single currency: Austria Belgio Cipro (2008) Finlandia Francia Germania Grecia (2001) Irlanda Italia Lussemburgo Malta (2008) Olanda Portogallo Slovenia (2008) Spagna • Non-participants:Bulgaria, Czech Republic, Denmark, Estonia, Latvia, Lithuania, Hungary, Poland, Romania, Slovakia, Sweden and the United Kingdom are EU Member States but are not currently participating in the single currency. Denmark, Estonia, Cyprus, Latvia, Lithuania, Malta and Slovakia are members of the exchange rate mechanism II (ERM II). This means that the Danish krone, the Estonian kroon, the Cyprus pound, the Latvian lats, the Lithuanian litas, the Maltese lira and the Slovak koruna are linked to the euro. It is expected that in the future more countries will join ERM II.

  6. L’evoluzione della moneta unica europea Tabella 10-1: un breve glossario

  7. L’evoluzione della moneta unica europea Iniziative di riforma monetaria in Europa, 1969-1978 • Il rapporto Werner (1969) adottato dalla CEE nel ’71: • Ha delineato un programma in tre fasi per la costituzione dell’Unione Economica e Monetaria: • tassi di cambio fissi tra paesi europei • centralizzazione delle decisione europee di politica monetaria • riduzione delle barriere commerciali ancora esistenti in Europa • Le due ragioni fondamentali alla base dell’adozione dell’euro sono: • la promozione del ruolo dell’Europa nel sistema monetario mondiale (difesa degli interessi economici vs USA); • la trasformazione dell’Unione Europea in un vero mercato unificato. Nel ’57 Trattato di Roma: nasce la CEE ma permangono barriere.

  8. L’evoluzione della moneta unica europea • Il sistema monetario europeo, 1979-1998 • Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Italia e Gran Bretagna parteciparono ad un sistema comune di cambi flessibili, noto come “Serpente”. • La maggior parte dei tassi di cambio poteva fluttuare verso il basso o verso l’alto al massimo del 2.25% rispetto ad una data una parità centrale. • Il Serpente rappresentò un passaggio intermedio verso il più generale Sistema Monetario Europeo (SME). • I primi otto paesi partecipanti allo SME costruirono una rete formale di tassi di cambio bilaterali, fissati nel marzo 1979.

  9. L’evoluzione della moneta unica europea • I controlli valutari ed i frequenti riallineamenti furono elementi essenziali per il mantenimento del sistema fino alla metà degli anni ottanta. • Dopo la metà degli anni ottanta, tali controlli vennero aboliti nell’ambito del più vasto programma “1992” dell’UE finalizzato all’unificazione del mercato. • Nel corso delle crisi valutarie che ebbero luogo nel settembre 1992, Italia e Gran Bretagna consentirono alle loro valute di fluttuare. • Nell’agosto 1993, la maggior parte delle bande di oscillazione venne ampliata del ± 15% (inizialmente ± 2,25% ) come reazione ai continui attacchi speculativi.

  10. L’evoluzione della moneta unica europea • Valvole di sicurezza: • Bande di oscillazione; • Estensioni di credito da membri a moneta forte a membri a moneta debole; • Controlli valutari che limitavano la compravendita di valute, eliminati definitivamente nel 1995.

  11. L’evoluzione della moneta unica europea • Il predominio monetario tedesco e la teoria della credibilità dello SME • La Germania aveva un’inflazione ridotta ed una banca centrale indipendente. • Si era inoltre guadagnata la reputazione di attuare politiche anti-inflazionistiche rigorose. • La teoria della credibilità dello SME • Con la fissazione della parità nei confronti del marco tedesco, in effetti gli altri paesi dello SME “importarono” la credibilità della Bundesbank, ben nota per la sua volontà di combattere l’inflazione. • L’inflazione nei paesi dello SME andò a convergere con il basso tasso di inflazione tedesco.

  12. L’evoluzione della moneta unica europea Figura 10-2: convergenza dei tassi di inflazione nei primi sei paesi membri dello SME, 1978-2000

  13. L’evoluzione della moneta unica europea • L’iniziativa europea del “1992” • I paesi europei avevano cercato di conseguire una maggiore unità economica tramite: • la fissazione dei tassi di cambio reciproci • misure dirette ad incoraggiare la libera circolazione dei beni, dei servizi e dei fattori di produzione (efficienza microeconomica perseguita tramite scelte macroeconomiche) • Il processo di unificazione dei mercati ebbe inizio quando nel 1957 i primi membri della CEE formarono un’unione doganale. • L’Atto Unico Europeo del 1986 fornì gli strumenti necessari ad assicurare la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali e introdusse numerose altre politiche di integrazione.

  14. L’evoluzione della moneta unica europea • L’Unione Economica e Monetaria • Nel 1989, il rapporto Delors pose le fondamenta per la costruzione di una moneta unica, l’euro. • L’Unione Economica e Monetaria (UME) • Un’Unione Europea in cui le singole monete vengono sostituite da una moneta unica europea soggetta al controllo di un’unica banca centrale che opera a nome di tutti i paesi membri. • Rispetto allo SME quindi perdita totale della politica monetaria nazionale.

  15. L’evoluzione della moneta unica europea • I tre stadi del piano Delors: • adesione di tutti i paesi membri dell’UE al sistema di cambi dello SME (ERM) • restrizione dei margini di oscillazione dei tassi di cambio e collocazione di certe decisioni di politica monetaria sotto il controllo più centralizzato dell’UE • sostituzione delle singole monete con una moneta unica europea e investitura di una banca centrale europea per tutte le decisioni di politica monetaria.

  16. L’evoluzione della moneta unica europea • Il Trattato di Maastricht (1991) • Stabiliva un programma per la transizione dallo SME all’UME. • Specificava una serie di criteri di convergenza macroeconomica che i paesi dell’UE dovevano soddisfare per essere ammessi all’UME. • Includeva regole per l’armonizzazione delle politiche sociali in Europa e per la centralizzazione delle decisioni in materia di politica estera e di difesa.

  17. L’evoluzione della moneta unica europea • I paesi dell’UE abbandonarono lo SME per entrare nell’Unione Monetaria per quattro ragioni: • maggior grado di integrazione dei mercati • opportunità di partecipare alle decisioni nell’ambito del sistema monetario mondiale al pari della Germania • completa liberalizzazione dei movimenti di capitale • stabilità politica dell’Europa

  18. L’euro e la politica economica dell’area dell’euro • I criteri di convergenza di Maastricht ed il Patto di Stabilità e Crescita • Il Trattato di Maastricht stabilisce che i paesi dell’UE devono soddisfare una serie di criteri di convergenza: • stabilità dei prezzi • Inflazione al massimo superiore del 1.5% a quella media dei tre membri dell’UE con il tasso di inflazione più contenuto • stabilità dei tassi di cambio • Tassi di cambio stabili all’interno dell’area senza ricorrere di propria iniziativa a svalutazioni • disciplina dei conti pubblici • Deficit massimo del settore pubblico pari al 3% del PIL • Debito pubblico massimo pari al 60% del PIL

  19. L’euro e la politica economica dell’area dell’euro Figura 10-3: tasso di cambio dell’euro nei confronti delle principali altre valute

  20. L’euro e la politica economica dell’area dell’euro • Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) del 1997 riduce ulteriormente gli obiettivi di politica fiscale, stabilendo: • obiettivo di bilancio di medio-lungo periodo vicino al pareggio o in avanzo • uno schema per l’imposizione di sanzioni finanziarie a carico di quei paesi che non correggono abbastanza rapidamente situazioni di disavanzo o debito “eccessivi”.

  21. L’euro e la politica economica dell’area dell’euro • Il Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) • E’ costituito dalla Banca Centrale Europea di Francoforte e da altre quindici banche centrali nazionali. • Guida la politica monetaria dell’area dell’euro. • Dipende dal potere politico sotto due aspetti: • i membri dell’SECB sono di nomina politica • il Trattato di Maastricht lascia la politica dei tassi di cambio sostanzialmente nelle mani delle autorità politiche.

  22. L’euro e la politica economica dell’area dell’euro • Il meccanismo dei tassi di cambio rivisto • Per i paesi dell’UE che non fanno ancora parte dell’UME, definisce ampie aree obiettivo per i tassi di cambio con l’euro. • Specifica accordi di intervento reciproco per mantenere queste zone obiettivo. • E’ chiamato SME (ERM) 2. • E’ stato considerato necessario al fine di: • scoraggiare svalutazioni competitive nei confronti dell’euro da parte dei paesi dell’UE esterni all’area dell’euro • offrire ai potenziali entranti nell’UME un modo per soddisfare i criteri di stabilità dei tassi di cambio stabiliti dal Trattato di Maastricht.

  23. La teoria delle aree monetarie ottimali • La teoria delle aree monetarie ottimali • Afferma che un regime a cambi fissi è più appropriato per aree strettamente integrate in termini di commercio internazionale e di movimenti dei fattori.

  24. La teoria delle aree monetarie ottimali • Integrazione economica e benefici di un’area a cambi fissi: la curva GG • Il guadagno di efficienza monetaria • I risparmi ottenuti in termini di assenza di incertezza, di confusione, di costi di calcolo e transazione che derivano dalla fluttuazione del cambio. • E’ maggiore, tanto maggiore è il grado di integrazione economica esistente tra il paese entrante e l’area a cambi fissi. • La curva GG • Mostra in che modo i guadagni potenziali dall’ingresso in un’area a cambi fissi dipendano dal grado di integrazione economica nei confronti di tale area. • E’ crescente.

  25. La teoria delle aree monetarie ottimali Guadagno di efficienza monetaria per il paese aderente GG Grado di integrazione economica fra il paese aderente e l’area a cambi fissi Figura 10-4: la curva GG

  26. La teoria delle aree monetarie ottimali • Integrazione economica e costi di un’area a cambi fissi : la curva LL • La perdita di stabilità economica • La perdita di stabilità economica che emerge in quanto un paese, aderendo ad un’area a cambi fissi, rinuncia alla sua capacità di impiegare il tasso di cambio e la politica monetaria per gli scopi di stabilizzazione della produzione e dell’occupazione. • E’ minore, maggiore è il grado di integrazione economica tra il paese entrante e l’area a cambi fissi. • La curva LL • Mostra in che modo la perdita di stabilità economica derivante dall’ingresso in un’area a cambi fissi dipenda dal grado di integrazione economica nei confronti di tale area. • E’ decrescente.

  27. La teoria della aree monetarie ottimali Perdita di stabilità economica per il paese aderente LL Grado di integrazione economica fra il paese aderente e l’area a cambi fissi Figura 10-5: la curva LL

  28. La teoria delle aree monetarie ottimali • La decisione di aderire ad un’area monetaria: mettiamo insieme le curve GG e LL • L’intersezione tra la GG e la LL • Determina la soglia critica di integrazione tra un paese e una determinata area a cambi fissi • Mostra come un paese dovrebbe ragionare nel decidere se aderire o meno ad un’area a cambi fissi

  29. La teoria della aree monetarie ottimali Guadagno e perdita per il paese aderente GG 1 LL 1 Grado di integrazione economica fra il paese aderente e l’area a cambi fissi Figura 10-6: quando fissare il tasso di cambio La perdita eccede il guadagno Il guadagno eccede la perdita

  30. La teoria delle aree monetarie ottimali • Il modello GG-LL può essere impiegato per esaminare il modo in cui il mutamento delle condizioni economiche di un paese influenza la sua convenienza ad aderire ad un area a cambi fissi. • La figura 10-7 illustra gli effetti di un incremento nell’ampiezza e nella frequenza degli spostamenti della domanda delle esportazioni di un paese.

  31. La teoria delle aree monetarie ottimali Guadagno e perdita per il paese aderente GG 2 1 LL2 LL1 1 2 Grado di integrazione economica fra il paese aderente e l’area a cambi fissi Figura 10-7: un incremento nella variabilità della domanda di mercato

  32. La teoria delle aree monetarie ottimali • Che cos’è un’area valutaria ottimale? • E’ una regione in cui è ottimale avere un’unica moneta. • La desiderabilità dipende dal grado di integrazione economica in termini di: • commercio in beni e servizi • mobilità dei fattori • Un’area a cambi fissi servirà al meglio gli interessi economici di tutti i suoi membri se esiste tra loro un intenso commercio di beni e fattori.

  33. La teoria delle aree monetarie ottimali Figura 10-8: commercio intra-UE in percentuale del PIL dell’UE

  34. La teoria delle aree monetarie ottimali Tabella 10-2: persone che hanno cambiato il paese di residenza nel 1986 (percentuale della popolazione totale)

  35. La teoria delle aree monetarie ottimali • Applicazione: l’Europa è un’area valutaria ottimale? • L’Europa non è un’area valutaria ottimale: • la maggior parte dei membri dell’UE esporta dal 10 al 20% della produzione verso altri paesi dell’Unione • il commercio tra UE e Stati Uniti rappresenta solo il 2% del PIL statunitense • il lavoro è molto più mobile all’interno degli Stati Uniti che non in Europa • negli Stati Uniti, i trasferimenti e le imposte federali offrono una protezione nei confronti degli shock subiti a livello di singole regioni maggiore di quella offerta dall’UE in ragione della sua limitata capacità impositiva.

  36. La teoria delle aree monetarie ottimali Figura 10-9: divergenza nel tasso d’inflazione all’interno dell’area dell’euro

  37. Il futuro dell’UME • Se l’UME ha successo, promuoverà l’integrazione politica ed economica dell’Europa. • Se l’UME fallisce, ciò costituirà un passo indietro rispetto all’obiettivo di unificazione politica dell’Europa. • Problemi che l’UME dovrà affrontare nei prossimi anni: • l’Europa non è un’area monetaria ottimale • l’unione economica ha progredito molto di più dell’unione politica • il mercato del lavoro europeo è molto rigido • vincoli di politica fiscale imposti dal Patto di Stabilità e Crescita.