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economia della sardegna 13 rapporto 2006 n.
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ECONOMIA DELLA SARDEGNA 13° RAPPORTO 2006

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ECONOMIA DELLA SARDEGNA 13° RAPPORTO 2006

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  1. ECONOMIA DELLA SARDEGNA13° RAPPORTO 2006 Analisi strutturale e tendenze FONDAZIONE BANCO DI SARDEGNA

  2. Autori e Collaboratori Autori: Gianfranco Atzeni, Bianca Biagi, M. A. Busia, Massimo Carboni, Fabio Cerina, Annalisa Cocco, Andrea Corsale, Massimo Del Gatto, Domenica Dettori, Adriana Di Liberto, Monica Iorio, Emanuela Marrocu, Margherita Meloni, Marcello Pagnini, Anna M. Pinna, Manuela Pulina, Giovanni Sistu, Giovanni Sulis e Stefania Vacca. Collaboratori: Giovanna Circosta, Matteo Bellinzas, Marta Foddi, Stefano Renoldi, Barbara Dettori e Antonella Mudadu.

  3. Struttura della Presentazione • Analisi del sistema economico della Sardegna • I fattori di competitività • Il mercato del lavoro • Il sistema turistico sardo • Previsioni La sintesi del Rapporto è disponibile sul sito CRENoS www.crenos.it

  4. CRENOS Centro Ricerche Economiche Nord Sud E’ coordinato dalle Università di Cagliari e Sassari Ha il compito: di far conoscere il divario fra le diverse Aree Economiche ,di analizzare il progresso economico e il rapporto fra salvaguardia ambientale e i processi di sviluppo all’interno della Regione Sardegna

  5. IL SISTEMA ECONOMICO • Viene analizzato attraverso i principali aggregati macroeconomici: PIL pro capite, Produttività, Valore aggiunto settoriale • Il PIL italiano è in affanno, l’Italia sta affrontando una fase di grande difficoltà e di perdita di competitività nei confronti delle altre economie industrializzate (Europa, America, Cina, India). • Viene analizzato il PIL sardo paragonandolo con i dati relativi al PIL nazionale e al PIL di vari paesi Europei

  6. La Sardegna comunque cresce anche a livelli molto bassi (1%), contrariamente a regioni come la Lombardia che presenta trend Negativi.

  7. Importante è il fatto che regioni dell’ Obiettivo 1 appartenenti a paesi Europei Sviluppati hanno avuto crescita 0 (vedi regioni della Germania) • Le PERFORMANCES dei paesi baltici (Lituania, Estonia, Lettonia) hanno invece avuto risultati positivi (7-8%) • Ciò è dovuto non alle politiche della Comunità Europea ma dipende dalla struttura economica e istituzionale dei paesi considerati e dai processi di convergenza dovuti a fattori di mercato • Si può evidenziare una migliore performance dei paesi periferici (solitamente meno ricchi dei paesi centrali). Può essere analizzato come un elemento a favore del processo di convergenza economica in atto.

  8. PIL E CONSUMI

  9. L’analisi è centrata sul PIL pro capite • I dati analizzano un periodo che va dal ’70 al 2004 • I dati relativi alle due tabelle possono essere letti secondo due ottiche,una di lungo periodo e una di breve periodo: • Nel lungo periodo: perdita di competitività perché è aumentato il divario con il centro-nord e con il mezzogiorno (la crescita della Sardegna è stata inferiore di un punto circa rispetto alla media nazionale) • Nel breve periodo: (2002-2004) la Performance sarda si è rivelata la migliore in assoluto, ciò è dovuto alla performance negativa del centro-nord

  10. PIL PER OCCUPATO

  11. Nel ’70 la Regione era particolarmente produttiva, in linea con il trend nazionale con dati poco distanti rispetto al nord italia. • Anni ’80 si ha un periodo di crisi (la crescita è molto inferiore ai tassi nazionali) • Dopo il 2002 si può vedere qualche segnale di ripresa dell’economia sarda anche se sono presenti tassi di crescita non proprio elevati. La crescita si presente comunque molto più rapida rispetto al mezzogiorno…

  12. CONSUMI PRO CAPITE

  13. Si vuole diminuire il divario con il nord attraverso politiche di sostegno alle aree meno ricche all’interno del paese • Negli anni ’80 si ha una performance inferiore ma con tassi di crescita elevati. Ciò è dovuto agli incentivi statali in periodi di forte crisi • Nel 2004 si rileva un trend in crescita come per gli altri indici considerati • Potrebbe essere dovuto alla scarsità di esportazioni della Regione e quindi non risente della perdita di competitività a livello dei mercati internazionali • La Sardegna comunque continua a crescere anche se a livelli non troppo sostenuti

  14. LA STRUTTURA PRODUTTIVA • I tre settori che caratterizzano la Sardegna sono: i servizi (in crescita), l’agricoltura e l’industria (entrambi in calo) • Negli anni ’80 l’industria conosce un periodo di crisi. Da capofila delle Regioni del Mezzogiorno ha ridotto, nel giro di trent’anni, la sua competitività anche rispetto al Sud Italia • Nel 2002 si può vedere una fase di crescita della produttività sarda nel settore agricolo • Si possono analizzare i dati rispetto alle due solite visuali, breve e lungo periodo: • Breve periodo: tendenza negativa • Lungo periodo: (dopo il 2002) tendenza positiva rispetto a tutti i settori

  15. PRODUTTIVITA’ PER SETTORI TRADIZIONALI

  16. I dati servono a spiegare la situazione attuale • Le raffinerie, la chimica e la farmaceutica, rappresentano il settore trainante dell’economia sarda, più alto rispetto alla media italiana • Nell’ ultimo periodo questo settore è in calo (divario da 50 a 10 %) • Il settore alberghiero e quello dei servizi presentano un divario dalle medie nazionali del 5%, altri settori presentano un divario medio del 15% • A questi settori è dovuta la performance positiva sarda • Non si può capire in questo momento se il segnale di ripresa sia dovuto a fluttuazioni di mercato o a fattori strutturali

  17. I MERCATI ESTERI • Le esportazioni possono influenzare tantissimo l’economia di un paese in modo particolare in un periodo di grande globalizzazione come quello odierno • Globalizzazione: -maggiore concorrenza dei compratori - maggiore concorrenza a danno dei produttori locali

  18. LA SARDEGNA

  19. Fino al 2002 le esportazioni erano al di sotto della metà della media nazionale (5.8 su 14.2 %) • Dopo il 2002 si ha una fase di recupero • Le esportazioni sono basate su prodotti petrolchimici (70%) • Le altre esportazioni sono limitate, l’industria agroalimentare ha un potenziale poco sfruttato e ha ampi margini di miglioramento in termini di penetrazione nei mercati internazionali • Le esportazioni sarde rappresentano l’1% del totale delle esportazioni della nazione • il settore petrolifero con il 27% e il settore minerario con il 6% si discostano dalla media nazionale

  20. ESPORTAZIONI SARDE • 84% è dato da : • prodotti chimici (in ribasso ) • metallurgia (in ribasso) • prodotti petroliferi (in rialzo) • il restante 16% viene spartito in parti inferiori all’unità percentuale nei restanti settori • Fra questi l’unica eccezione è data dal settore agricolo (4,7 delle esportazioni totali )

  21. I prodotti derivanti dai saperi locali fanno fatica a imporsi nei mercati esteri • Tale freno è legato al fatto che le piccole imprese hanno poca efficienza produttiva • Si potrebbero fare dei consorzi fra piccole imprese per facilitare l’accesso ai mercati esteri

  22. ANALISI SOCIO-ECONOMICA • La regione Sarda si presenta divisa in 8 province: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio campidano, Oristano, Nuoro, Ogliastra, Sassari, Olbia-Tempio • Il territorio può essere suddiviso in tre categorie: i vecchi centri, i nuovi centri che rivendicano autonomia economica e sociale, e i paesi che si spostano da un centro di appartenenza ad un altro per poterne trarre vantaggio

  23. Cagliari si presenta come la più estesa, con maggior numero di abitanti (33%) e alta densità abitativa; la popolazione è sempre in crescita. Stesso discorso vale per Olbia-Tempio che inoltre risultano avere una popolazione molto giovane • Tutte le altre province presentano tassi di crescita negativi • Olbia- Tempio, Sassari, Cagliari presentano comparti produttivi strutturali in crescita • Nuoro occupa una posizione intermedia

  24. DISOCCUPAZIONE Abbiamo due gruppi diversi: • Cagliari, Nuoro, Oristano, Olbia-Tempio generano occupazione • Carbonia-Iglesias, Medio campidano, Ogliastra e Sassari presentano alti tassi di disoccupazione

  25. SETTORI SPECIFICI • Agricoltura: Oristano, Ogliastra, Nuoro, Medio-Campidano (produzione di nicchia legati alla tradizione) • Industria: Carbonia- Iglesias • Servizi: Cagliari, Olbia-Tempio

  26. La programmazione negoziata • La Sardegna è nella fase di PHASING OUT (uscita dall’obiettivo1) • Siamo in una fase di transizione in cui le istituzioni devono essere competitive in fase di progettazione a livello locale • Esistono una molteplicità di strumenti • In generale si riduce il potere centrale a favore dei governi locali • Lo scopo è quello di accelerare lo sviluppo e creare nuova occupazione

  27. i vari strumenti sono stati utilizzati in modo diverso a seconda delle province: POR 45%( Piano Operativo Regionale) CA 8% ( Contratto d’Area) CP 10% ( Contratti di Programma) PIA 24% (Piani integrati d’Area) PIT 7% (Progetti integrati territoriali) PSL 0.4% (Piano Sviluppo Locale LEADER) PT 7% (Patti Territoriali) Interessano comunque le filiere del turismo,artigianato, agroalimentare.

  28. IL SISTEMA CREDITIZIO • Si presenta in linea con quello nazionale (a struttura stabile) cioè non vi sono incrementi nel numero di sportelli e di banche • Nelle banche sarde la capacità di generare impieghi rispetto alle raccolte è inferiore alle banche del Centro Nord • La rischiosità è minore anche se si presenta in linea con la media nazionale

  29. Il recupero del credito presenta dati divergenti: • Minore esposizione all’insolvenza • Maggiore rischio di perdita in caso di insolvenza

  30. LE PREVISIONI DEL PIL • Le previsioni 2005-2007 sono EX-ANTE, devono essere considerate con grande cautela poiché si basano su dati incerti e non sempre rilevati con tempestività • Basti pensare che possono variare di un punto % pari al possibile tasso di crescita di un paese • L’Italia resta l’economia più debole nell’area Euro

  31. Le previsioni indicano però un momento di ripresa per l’Italia anche se modesta sostenuta dalle esportazioni e dalla domanda interna • Previsioni per la Sardegna: si basa sul PIL Italiano e si basa su tre scenari: ottimistico, base, pessimistico. • Il divario italia-sardegna potrebbe crescere

  32. I fattori di competitività • I fattori di competitività di una regione,o di un paese,è la capacità delle sue imprese di “competere”con successo nei mercati internazionali. Tale capacità risulta dall’ azione congiunta di circostanze complesse;tra cui,sempre più unanime è il riconoscimento della centralità del ruolo esercitato dalla dotazione infrastrutturale quale fattore chiave dello sviluppo economico:possiamo distinguere infrastrutture materiali(trasporti,telecomunicazioni)ed infrastrutture immateriali(imprenditorialità,competenza)

  33. Infrastrutture immateriali • Livelli di istruzione:gli obiettivi di Lisbona • Tra gli obiettivi generali fissati dalla Comunità Europea per il 2010 troviamo diverse indicazioni relative alla lotta alla dispersione scolastica,la produttività quantitativa e qualitativa del sistema dell’istruzione,l’apprendimento permanente e gli studi tecnico-scientifici. • In questo rapporto riportiamo l’andamento degli indicatori per i quali sono stati stabiliti dei benchmark quantitativi precisi da raggiungere entro il 2010. Il dato sardo viene messo a confronto con la media italiana,UE(25) e con il benchmark e con quello del centro-nord e del mezzogiorno.

  34. Livelli d’istruzione:altri indicatori

  35. La formazione professionale per l’espletamento dell’obbligo formativo. • All’interno della strategia europea dell’occupazione, la formazione professionale è riconosciuta come uno dei fattori fondamentali per accrescere le qualità delle forze di lavoro. • Questo settore è suddiviso in tre grandi aree di attività: formazione di base per l’assolvimento dell’obbligo formativo che si inquadra nel principio del diritto-dovere all’istruzione fino al conseguimento di una qualifica professionale; la formazione professionale in apprendistato; la formazione continua.

  36. Offerta • Dal lato dell’offerta, l’aumento delle forze di lavoro laureate nel mercato del lavoro isolano e le ridotte alternative di impiego dei giovani laureati ha sostanzialmente generato una riserva di risorse umane per il settore della formazione

  37. Esistono due sistemi in Italia per quanto attiene l’implementazione dell’obbligo formativo: il primo prevede l’individuazione di un gruppo di coordinamento che coinvolge la regione, il secondo prevede un organo di coordinamento a livello regionale ma sostanzialmente tutte le funzioni sono state delegate alle provincia.

  38. La formazione continua • L’impulso principale verso un sistema di formazione permanente delle forze di lavoro viene dall’Unione Europea con il Consiglio di Lisbona del marzo 2000. • Il life-long-learning viene definito come l’attività volta all’apprendimento di capacità e competenze.

  39. Solo un quinto dei lavoratori italiani partecipa ad attività formative rispetto ad una media europea del 40%, solo un quarto delle imprese realizza attività di formazione, rispetto ed una media europea del 60%

  40. La Sardegna ha visto un incremento della partecipazione alla formazione degli occupati e dei non occupati

  41. Ricerca e sviluppo • La tabella riporta la distribuzione territoriale della spesa per R&S per ogni regione